Porta Barete, continua lo scontro
Un gruppo di cittadini: Il Comune usa due pesi e due misure per rifare i palazzi
L’AQUILA. Il Coordinamento Santa Croce-Via Roma interviene sul caso di Porta Barete: «Sepolti per sempre i reperti archeologici ritrovati sotto due condomini nel quartiere di Santa Croce, da domani una colata di cemento ne farà perdere per sempre vista e memoria. Restano però tanti interrogativi che pretendono risposte. Quello che meraviglia è il silenzio delle associazioni. Eppure avevano fatto barricate, firme, articoli sui giornali etc: tutto per una porta urbica (Porta Barete ndr) sconosciuta ai più ma soprattutto inesistente (ed impedire così la ricostruzione di un singolo palazzo); ma ora che è stato scavato (e prontamente ricoperto) l’antico tracciato delle mura urbiche, nulla è stato detto. Forse questi reperti non erano degni di attenzione? Eppure sembra siano venuti alla luce reperti “risalenti all’età romana”, come scritto sulla stampa, erano apparse foto, bastava passare e vedere le massicce murature proprio lì, sul ciglio della strada, altro che Porta. Nel quartiere di Santa Croce la ricostruzione procede sui generis: il piano unitario del Comune, che comprendeva tutti gli edifici della Via ha subìto, come per magia, un cambiamento che, a dispetto delle vuote parole “trasparenza” o “condivisione” o ancora “partecipazione”, ha creato un sub quartiere di serie B – le case a ridosso delle mura – e un sub quartiere di serie A, le case situate verso l’interno, addossate alla Chiesa. In questa città dove tutto è diventato possibile e dove si susseguono proclami eclatanti sulle cifre della ricostruzione e su ipotetici “piani” di riqualificazione che un giorno, prima del Giudizio Universale, saranno – forse – perfezionati, c’è qualcosa che non torna: perché due condomini (di serie A) inclusi nel “Piano strategico” di Santa Croce sono stati, invece, “strategicamente” esclusi da un nuovo piano, appena avviato, e lasciati ricostruire indisturbati, mentre gli edifici fronteggianti (serie B) vengono ancora bloccati? Ma soprattutto: perché il Comune dell’Aquila ricostruisce per sé, sui preziosi reperti, ben tre appartamenti (che diventeranno, incredibile ma vero, di proprietà comunale) anziché “diradare” come richiesto nel “piano”? E su questo perché le associazioni non dicono nulla?».

