Porta santa aperta con diecimila fedeli

Collemaggio, dopo il corteo al via l’indulgenza di Celestino V
L’AQUILA. Si potrebbe cominciare con un’informazione di servizio: la Porta santa di Collemaggio resterà aperta fino a stasera alle 19. Tutti coloro che l’attraverseranno pentiti e confessati otterranno l’indulgenza plenaria concessa 725 anni fa, con una Bolla, da Papa Celestino V. Più di 5mila persone (10mila quelle lungo il percorso, secondo alcune stime), già ieri pomeriggio sono entrate nella basilica attraverso la Porta santa.
L’APERTURA. Il rito di apertura, previsto per le 18, è slittato di quasi un’ora “colpa” anche di un paio di scrosci di pioggia (20 minuti in tutto) che si sono abbattuti sulla città proprio mentre la testa del corteo stava arrivando nel piazzale. Le autorità, che avevano già preso posto negli spazi riservati, si sono dovute rifugiare sotto il palco e in alcuni gazebo.
IL CORTEO. Vanno sottolineate due cose. La prima è che la sfilata si è svolta in modo ordinato e compatto e va fatto un plauso ai figuranti che, nonostante il temporale, non hanno fatto una piega e sono andati avanti come se nulla fosse. Persino alcuni bambini hanno proseguito stoicamente e sono giunti regolamente nel piazzale. Un bell’esempio di attaccamento a una tradizione (non solo religiosa) che affonda le radici nei secoli. Qualche “stranezza” nel corteo ancora resta (per esempio il boia con una minacciosa ascia in mano), ma sono dettagli che si possono limare. Emozionata, ma perfetta nel ruolo di Dama della Bolla, la giovanissima Sara Luce Cruciani.
SERVIZIO D’ORDINE. La seconda riguarda il servizio d’ordine che, pur con qualche eccesso di zelo (comprensibile) ha garantito tranquillità e linearità. È stato ben scaglionato l’afflusso dei fedeli alla Porta santa sulla soglia della quale, in tempi da pit-stop di Formula 1, è stata fissata una passerella per permettere l’accesso ai portatori di handicap.
I TRE COLPI. Alle 18,50 il Giovin Signore, Federico Vittorini, ha consegnato il ramo d’olivo al cardinale Giuseppe Bertello che ha “bussato” tre volte. Al terzo colpo la porta si è spalancata e qualche minuto dopo è iniziata la messa. In prima fila i parlamentari, e i rappresentanti delle istituzioni regionali, provinciali e comunali. Sull’altare, con Bertello, il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi; l’emerito Giuseppe Molinari; l’arcivescovo di Chieti e presidente della Conferenza episcopale Abruzzo-Molise Bruno Forte; il nunzio Orlando Antonini; i vescovi di Avezzano, Pietro Santoro; Isernia-Venafro, Camillo Cibotti e Trivento, Claudio Palumbo.
L’OMELIA. In molti, sia dall’omelia di Bertello che dal saluto finale di Petrocchi, attendevano notizie su una possibile visita di Papa Francesco all’Aquila. Nessun riferimento diretto (l’arcivescovo da mesi dice che il pontefice verrà quando vedrà la luce il cantiere per la ricostruzione della Cattedrale) ma entrambi hanno più volte citato il Santo Padre. Bertello ha iniziato l’omelia partendo da un suo ricordo personale dell’aprile 2009 quando furono celebrati, nella scuola della Finanza, i funerali delle vittime del sisma. «Ero con voi il Venerdì Santo di 10 anni or sono per i funerali delle vittime del terremoto», ha detto, «e mi è rimasta impressa nel cuore l’immagine di quelle bare e il dolore straziante e composto dei familiari delle vittime. Pensavo proprio a quei momenti, mentre leggevo la lettera che Papa Francesco vi ha inviato nell’aprile scorso, assicurandovi della Sua vicinanza e della Sua preghiera affinché il Signore, nel faticoso cammino della ricostruzione, renda sempre più coesa e creativa la vostra comunità ecclesiale e sociale, facendovi coraggiosi testimoni di operosa legalità, di fattiva sinergia e di fraterna solidarietà. La celebrazione odierna è un’occasione propizia per sentirci comunità viva, che si impegna, specchiandosi nella Parola di Dio e nell’Eucaristia, per rinnovare la sua fede e la sua vita cristiana, come si proponeva papa Celestino nel suo ardente desiderio di salvare le anime e di riconciliarle con Dio e i fratelli e, nello stesso tempo, per riprendere con coraggio e speranza il cammino della nostra vita. Amare il fratello», ha sottolineato Bertello, «vuol dire saperlo perdonare, vuol dire impegnarsi a essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi; a non cadere nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’animo, nel cinismo che distrugge; vuol dire aprire i nostri occhi sulle miserie del mondo e le ferite di tanti fratelli e sorelle e ascoltare il loro grido di aiuto». Petrocchi ha ringraziato Bertello per aver accettato l’invito ad aprire la porta Santa e ha detto: «Lei sa, eminenza, quanto il Papa ha a cuore la nostra comunità». Insomma si è capito che la visita in città di Francesco non dovrebbe essere così lontana.
I DUE CARDINALI. Va ribadita quella che sembra un’ovvietà, ma che comunque resterà nella storia della “moderna” Perdonanza e che cioè da due anni la Porta santa viene aperta alla presenza di due cardinali, cosa mai accaduta prima.
STASERA LA CHIUSURA. Oggi alle 18,30, a Collemaggio, la messa al termine della quale l’arcivescovo Petrocchi e il sindaco Pierluigi Biondi chiuderanno la Porta santa. Intorno alle 19,30, dal piazzale, partirà il corteo di rientro della Bolla, accompagnata da gruppi storici e istituzioni.
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