Porta santa chiusa, si guarda al futuro

30 Agosto 2019

Il cardinale Petrocchi: «L’Aquila deve diffondere in tutto il mondo il messaggio universale di Papa Celestino V»

L’AQUILA. Alle 20 di ieri sera l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi e il sindaco Pierluigi Biondi hanno chiuso la Porta santa della basilica di Collemaggio facendo così calare il sipario sulla 725ª edizione della Perdonanza. Sono state migliaia le persone che fino a pochi minuti prima del rito finale hanno “lucrato” l’indulgenza concessa da Papa Celestino con la Bolla del 1294. Chiesa strapiena di fedeli per la celebrazione della messa presieduta dal cardinale Petrocchi e concelebrata dal nunzio Orlando Antonini e dal vescovo di Ascoli ed ex ausiliare all’Aquila Giovanni D’Ercole. Tanti i sacerdoti presenti, alcuni dei quali hanno continuato a confessare come avevano fatto per tutta la notte fra mercoledì e giovedì. In prima fila parlamentari (in particolare Gaetano Quagliariello e Stefania Pezzopane), il sindaco Biondi con a fianco il presidente del consiglio comunale Roberto Tinari e poi amministratori locali e autorità militari.
LA PIOGGIA. Anche nell’ultimo giorno la pioggia ha provato a rovinare la festa. Intorno alle 19 uno splendido arcobaleno, che si è stagliato sulla facciata di Collemaggio, ha però annunciato un minimo di tregua tanto che il corteo con la Bolla si è avviato intorno alle 20,15 verso Palazzo Fibbioni, sede provvisoria del Comune, senza particolari problemi. Sia l’arcivescovo nell’omelia che il sindaco nel discorso a fine messa hanno provato a fare un bilancio della Perdonanza.
L’OMELIA. «La celebrazione della Perdonanza», ha detto Petrocchi, «non può essere solo un evento esteriore: una sorta di mantello posto provvisoriamente su una veste macchiata e destinato a essere dismesso, lasciando le cose com’erano, non appena la Porta santa si chiude. La Perdonanza va celebrata nell’anima della Chiesa e nel cuore della città. Perciò, nel fare un bilancio della Perdonanza, si dovrebbe assumere, come indice di successo, il cambiamento in meglio, registrando – nel corso dell’anno – i progressi avvenuti nella mentalità e nello stile di gestione dei rapporti interpersonali, familiari, culturali, sociali e istituzionali. L’Aquila ha una missione da svolgere, con le parole e nei fatti: quella di proclamare la civiltà della Perdonanza». Quest’ultima frase è stata forse fra le più significative e non solo per il palese valore spirituale. Petrocchi ha spiegato meglio il concetto un po’ dopo quando ha detto: «L’Aquila da Città tra i monti deve, sempre di più, porsi come Città sul monte (in senso evangelico): capace cioè di vivere e di diffondere, a livello planetario, il messaggio di Papa Celestino». Insomma la Perdonanza ha in sé valori talmente universali che non possono interessare solo i cittadini aquilani e per questo L’Aquila deve diventare un punto di riferimento per il mondo intero. «Vorrei concludere», ha chiosato, «con le parole di una preghiera che mi ha inviato, per lettera, una giovane aquilana: aiutami, Signore, a mettere in pratica la tua Parola, perché, negli ambienti in cui opero, possa riflettere Te e così costruire la città della pace».
IL SINDACO. Biondi, dopo aver rivolto un pensiero ai «nostri fratelli del Centro Italia» colpiti dal sisma del 2016, ha sottolineato: «La nostra comunità è piena di voglia di riappropriarsi della propria storia, delle proprie radici identitarie, dei propri spazi, della città. Una comunità festosa, curiosa, colorata, positiva e propositiva quella che in questa estate aquilana e in questi giorni della Perdonanza ha affollato il centro dell’Aquila e Collemaggio, meraviglioso incanto del nostro patrimonio storico-architettonico, simbolo di un Papa innovatore quanto visionario e di un popolo che non si arrende e al quale rinnovo il mio impegno personale e della municipalità tutta». Il primo cittadino ha infine ringraziato «la Chiesa aquilana, le cittadine e i cittadini, le forze dell’ordine, i militari, i volontari, i dipendenti del Comune e delle società partecipate, il Comitato Perdonanza e tutti coloro che con il loro lavoro e il loro impegno si sono messi al servizio della città».
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