Prime proposte per frenare lo spopolamento dei paesi

20 Febbraio 2020

Il sindaco di Navelli Paolo Federico chiede alla Regione di intervenire subito con benefìci per le giovani coppie e i costi di utenze e trasporti delle aree interne

L’AQUILA. «La provincia dell’Aquila ha perso 9.828 abitanti in poco meno di sei anni». Dopo l’allarme lanciato dalla Cgil, sulla vicenda dello spopolamento delle aree interne interviene anche il sindaco di Navelli e commissario della Comunità montana Montagna dell’Aquila Paolo Federico, che ha analizzato l’andamento della popolazione a partire dal 2014.
«I residenti nella provincia dell’Aquila», spiega Federico, «sono passati da 306.701 persone del 1° gennaio 2014 alle 296.873 unità registrate a settembre 2019 e pubblicate il 28 gennaio 2019 nel bilancio demografico mensile dell’Istat. A conti fatti, in poco meno di sei anni, la provincia ha perso circa 10 mila abitanti e per la precisione 9.828. Per questo», ha aggiunto, «ho scritto una lettera al presidente della Regione, Marco Marsilio, al presidente della Provincia, Angelo Caruso, all’assessore regionale alla Salute, famiglia e pari opportunità, Nicoletta Verì, all’assessore regionale alle Aree Interne, Guido Quintino Liris, e all’assessore regionale alle Politiche sociali Piero Fioretti, per sollecitarli a mettere in campo alcune soluzioni».
Queste le proposte fatte dal sindaco di Navelli: si parte dalla riduzione dei costi delle utenze, come spese per affitto, gas, luce e acqua, alle giovani coppie con figli residenti nei comuni della provincia. Poi Federico suggerisce di incentivare i servizi per la prima infanzia, anche realizzando piccoli nuclei di babisitteraggio specifici per le coppie con figli, e di sgravare le famiglie alle prese con anziani non autosufficienti o con problematiche legate all’età, potenziando la rete dei servizi sociali e incentivando le pratiche di buon vicinato che prevedano anche la preparazione dei pasti.
Altre strade per contrastare lo spopolamento: «Trovare risorse per dare contributi alle giovani coppie con figli piccoli, in modo da aiutarle a compensare i costi per viaggi e spostamenti, che incidono sui residenti dei paesi lontani dai grandi centri urbani; rivedere la normativa sulle scuole, magari riducendo il numero minimo di alunni per classi, per sostenere i piccoli plessi ancora in attività. E quindi potenziare il trasporto locale con autobus navetta più efficienti e adatti al territorio, che possano arrivare a servire anche i centri minori. Infine, dare sostegno ai presìdi sanitari della zona, aumentando la presenza degli specialisti».
«Inoltre», conclude Federico, «si potrebbe anche pensare a un piano di investimenti specifici legati alla rivalutazione delle abitazioni, a incentivare il turismo e alla creazione di lavoro, partendo dalle specificità dei singoli territori».
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