Progetti, da subito scattò l’arraffa arraffa

18 Ottobre 2016

Ancora oggi i ritardi nella definizione delle pratiche sono attribuite ai tecnici. Storia di un altro buco nero della ricostruzione

L’AQUILA. La scienza da qualche anno sta provando a sciogliere i misteri dei buchi neri dell’universo. Chissà se gli storici che si occuperanno del terremoto e del post terremoto 2009 riusciranno a svelare il mistero che circonda un altro buco nero della ricostruzione del capoluogo d’Abruzzo: l’incetta di progetti fatta da alcune decine di tecnici (gran parte aquilani) di cui, quasi otto anni dopo, si parla ancora. E’ infatti di poche settimane fa l’anatema dell’assessore Pietro Di Stefano che addebita i ritardi nella presentazione e definizione delle pratiche al fatto che molti progettisti se la prendono comoda o, peggio ancora, portano all’ufficio speciale incartamenti nei quali manca sempre qualcosa.

Si poteva evitare l’incetta di incarichi?

La risposta è no. Da un punto di vista normativo infatti nulla vieta a un privato di affidare a un suo tecnico di fiducia il progetto di ristrutturazione della propria abitazione. Tutto nasce dalla scelta dell’indennizzo che da un lato ha semplificato le procedure dall’altro ha messo in mano ai privati miliardi di euro che ognuno per la propria parte ha gestito e gestisce (anche attraverso capi aggregato e capi condominio) come meglio crede soprattutto nella scelta dei tecnici e delle imprese. Paolo De Santis, nel 2009 (e lo è stato fino ai primi mesi del 2014) era presidente dell’ordine degli ingegneri. In un post sulla sua pagina Facebook replica a chi parla di «complicità del sistema ordinistico locale e nazionale in relazione all’accaparramento indiscriminato degli incarichi».

De Santis scrive: «Preciso che la mia persona non si è mai prestata a tali complicità. La maggioranza degli incarichi fu conferita nel periodo 2009-2010. All’epoca quando si parlava di ciò chiesi una regolamentazione degli incarichi e mi fu risposto che eravamo in “libero mercato”. L’Ordine non aveva e non ha compiti in merito alla disciplina degli incarichi che doveva essere materia di attenzione delle autorità locali e nazionali. Non rientro in quella schiera degli accaparratori di incarichi, perché la mia etica e la distinzione del ruolo di Presidente da quello di professionista mi consigliò di fare molti passi indietro davanti ad un marasma totale. Oggi forse con il senno del poi mi chiedo se ne è valsa la pena di fronte a questo grande casino dove tutti pretendono di fare i moralisti con portafogli milionari».

Che sin dai primi mesi si fosse scatenata la corsa all’accaparramento degli incarichi era cosa nota a tutti, salvo a chi voleva chiudere tutti e due gli occhi e tapparsi le orecchie. E infatti all’inizio dell’estate del 2011 la struttura del commissario per la ricostruzione chiese alla filiera (Cineas, Reluiss e Fintecna) – che fino al 2012 ha svolto le funzioni che oggi hanno (con alcune differenze) gli uffici speciali – una sorta di tabella nella quale indicare progettisti e imprese con a fianco il numero dei progetti di competenza. L’idea era quella di rendere pubblica la lista, non tanto per evidenziare “gli untori” o peggio i “profittatori” ma solo per dire ai cittadini “guardate , non date incarichi a chi ne è già strapieno, rischiate di pagarne poi le conseguenze in termini di ritardi e quant’altro”. La lista fu inviata al Comune dell’Aquila e agli altri Comuni ma ne venne fuori tutta una discussione sulla privacy (cosa curiosa visto che si parlava di fondi pubblici) e non se ne fece nulla (anche se alcuni elenchi sono comparsi su varie testate giornalistiche) . Il retroscena sui motivi per cui fu fatta quella lista è fitto di “voci” in base alle quali c’erano progettisti che prendevano gli incarichi e poi subappaltavano il lavoro persino in Macedonia o Albania. A prezzi stracciati. Ma sarà la solita leggenda messa in giro per buttare fango sulla città.

(continua)