Progetti dedicati a giovani e fragili Il programma in via di definizione

17 Marzo 2024

Il professor Sacco (coordinatore scientifico della candidatura): «Non ci saranno spettacoli slegati» L’obiettivo dei promotori: «Rimettere in moto i meccanismi sociali ed economici della comunità»

L’AQUILA. Come sarà L’Aquila Capitale della cultura? «Non sarà soltanto una serie di spettacoli o di eventi», è la spiegazione del progetto L’Aquila città Multiverso del professor Pier Luigi Sacco, coordinatore scientifico del progetto che ha vinto la sfida per il 2026. «Non solo visibilità, quindi: l’idea è quella di rimettere in moto meccanismi sociali ed economici. È stata una cosa così emozionante che ancora non riesco a riprendermi», racconta Sacco, spiegando che «processi di questo tipo richiedono tempo, e quello che abbiamo a disposizione è il minimo indispensabile. Servirà un grande sforzo». E anche che «per l’Abruzzo non c’è mai stata un’occasione così».
il programma
«Il programma artistico è in linea di massima già definito», spiega Sacco. «Potranno esserci integrazioni, ma è molto importante sottolineare che molti progetti sono pensati per avere impatto sulla popolazione, sui residenti, sui fragili, sui giovani. La cultura è un modo per migliorare la vita delle persone e aiutare le comunità ad affrontare le sfide. L’idea del multiverso nasce dalla constatazione che quando si parla di Abruzzo c’è la tendenza a una visione monodimensionale, come se fossimo senza profondità. Il multiverso è invece un modo di dire che dentro la stessa realtà ce ne sono molte altre diverse, ma sovrapponibili. L’Aquila, in particolare, ha un rapporto straordinario con la natura, ha una storia lunga, è multiculturale, attenta alla innovazione e alla tecnologia, e sono questi gli aspetti che vogliamo far emergere, ognuno con la sua linea tematica. Non una serie di eventi slegati, quindi, ma modi diversi di raccontare la città».
gli operatori culturali
«L’Aquila capitale della Cultura 2026 è una cosa giusta e doverosa per una città che ha una densità straordinaria di istituzioni culturali». È il commento di Maurizio Cocciolito, direttore artistico dei Solisti aquilani. «Siamo molto felici di questo riconoscimento per una città che ha sempre creduto nel valore della cultura». «A parte la bellezza della città che sta rinascendo in maniera straordinaria, qui c’è un’attività culturale da far invidia a molti, e posso assicurare che questa non è una cosa comune. E bisogna anche ammettere che l’amministrazione non ha mai mollato dopo il parziale insuccesso di qualche anno fa». «Stavamo lavorando a questo progetto da tanto tempo», conferma Fabrizio Pezzopane, direttore artistico della Societa aquilana dei Concerti Bonaventura Barattelli. «Il Giubileo dell’anno prossimo e la Capitale della cultura 2026 sono occasioni straordinarie che potranno fare da traino per la città. Per quanto riguarda L’Aquila», continua Pezzopane, «non ci sono molte città con la quantità di attività che si fanno in questo territorio. Per la qualità lasciamo parlare gli altri, adesso però bisogna dare una svolta per recuperare spazi. Prima avevamo decine di sale per concerti e spettacoli, e prima del sisma potevamo usare anche le grandi chiese che oggi per tanti motivi non si usano più». Rinaldo Tordera, presidente dell’Accademia di Belle Arti, ricorda che «il titolo dell’Aquila Capitale della Cultura 2026 arriva grazie a un lavoro di coesione svolto dalle Istituzioni del territorio che hanno saputo amalgamarsi nelle linee guida tracciate dall’amministrazione comunale con il dossier L’Aquila città multiverso. L’Accademia di belle Arti dell’Aquila è orgogliosa di essere parte integrante del progetto con il suo corpo docente e i suoi studenti». Roberta Gargano, del Tsa, ma che in questo caso parla a titolo personale, ricorda che a vincere «è stato un progetto bellissimo, con l’idea espressa a livello scientifico che la cultura possa fare da moltiplicatore anche economico del territorio. La cultura è il nostro petrolio», conclude, «ed è questa la scommessa che dobbiamo vincere». Sebastiano Santucci (presidente della Corale Gran Sasso), ha partecipato alla stesura del progetto. Parlando dello straordinario movimento dei cori aquilani, ricorda il problema degli spazi e delle difficoltà per il rientro nelle sedi distrutte dal sisma. E c’è chi è doppiamente contento perché, nel dopo sisma, gli spazi è andato a crearseli da solo. È il caso dell’ente privato TeatroZeta di Manuele Morgese che rivendica come «anche noi abbiamo dato il nostro piccolo contributo a questo riconoscimento. Siamo riusciti a creare un contenitore teatrale per le famiglie, uno spazio fisico per la cultura», ricorda Morgese, «in una città in cui gli spazi ancora oggi non riescono a riaprire». E la città ha risposto molto bene anche in questo settore. «In effetti», ammette Morgese, «la stagione teatrale per bambini è molto partecipata. Abbiamo una sala per il “cinema d’essai”, e stiamo già impostando la creazione di nuovi spazi dedicati al mondo dell’arte per l’infanzia e la gioventù”.
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