Progetto 900, alla scoperta del secolo breve

Dal 1998 si rinnovano gli incontri interdisciplinari per approfondire il periodo tra storia, arte e filosofia
L’AQUILA. Tra le iniziative del “Cotugno”, una è il “Progetto ‘900”. Dopo una lezione della professoressa Roberta De Zuani su Ungaretti e il Barocco, le abbiamo fatto qualche domanda.
Come, quando e perché è nata l’idea del progetto ‘900?
«È nata nel ’98. C’era, in molti di noi, la volontà di riflettere sul ‘900, secolo che, per motivi di tempo, non si riusciva a trattare col giusto approfondimento. Il progetto è diventato l’occasione per affrontare l’analisi di questo periodo da più punti vista: letterario, storico, filosofico e artistico. Dal 2011 io e la prof. Di Crecchio lo portiamo avanti seguendo le nostre passioni: lei approfondisce la prosa e io la poesia. Abbiamo anche contributi esterni: preziosa è la collaborazione con la prof. Romizi (Università di Vienna), che, dal 2012, viene a proporci lezioni sul rapporto tra filosofia e letteratura».
Nella lezione è stato esposto un collegamento tra Ungaretti, grande poeta del ’900, e il Barocco. Da dove nasce l’idea?
«Mi incuriosisce mettere in relazione varie forme d’espressione, come la poesia e la musica, la poesia e l’arte. Una fatalità mi ha fatto incontrare uno studio della Baroncini su Ungaretti e il Barocco che assecondava due mie passioni, quella per la poesia del Novecento e quella per il confusionario, caotico, attualissimo caleidoscopio che è il Barocco. Ungaretti inoltre, per la mia generazione è “il” poeta. Ha modificato il modo di pensare la poesia in senso generale: chiunque ha provato a scrivere poesie si è ritrovato inevitabilmente nella brevità, nella concisione della prima produzione, quella dell’ ”Allegria”. C’era poi un equivoco di fondo, che volevo superare, quello di Ungaretti unicamente poeta di guerra, di trincea. Mi sembrava importante farvi vedere Ungaretti da un altro punto di vista, un Ungaretti che dall’incontro col Barocco fa scaturire una poesia che, nell’apparente ritorno al passato, diventa straordinario modo d’interpretare il presente. Nella produzione di Ungaretti si deve cogliere quel filo che lega i testi brevi, i versi stretti come le trincee in cui lui ha vissuto la guerra, con una poesia molto più ampia e complessa, e quel filo è il Barocco, che assimila da Roma. È lì che Ungaretti entra in contatto col Barocco e la sua arte, e così ne traduce i poeti: Góngora, Shakespeare e Racine».
L’interdisciplinarità è il fulcro di ognuna di queste lezioni. Che importanza ha nel sistema dell’insegnamento?
«L’insegnamento non può che essere interdisciplinare, se insegnare significa trasmettere come fare a interpretare il mondo. Questa è la vocazione della scuola tutta, ma lo è in particolare dei Licei e ancor di più del Classico, dove si lavora tenendo insieme il mondo sulla base della rilettura delle parole dei grandi del passato. La capacità di mettere in relazione il presente col passato è già un modello di lettura interdisciplinare. L’obiettivo è quello di avere una visione sfaccettata, complessa del mondo, quindi più chiara e più vera. Insegnare letteratura, poi, inevitabilmente richiede il collegamento con le altre forme d’arte. È impensabile cercare di capire come fa a muoversi la letteratura se non si capisce come si muovono la musica, la scultura, la pittura...».
Perché è importante avvicinare i giovani, e non solo, a questo tipo di iniziative?
«Senza poesia non si capisce la vita. I poeti leggono la realtà guardandola da punti di vista inusuali per il sentire comune. La guardano, per così dire, da dietro, o dall’alto, e la descrivono usando strumenti che superano i normali modelli di comunicazione. Solo chi è in grado di capire cosa c’è dietro le cose, riesce, forse, a vivere più intensamente. Leggere ed entrare in contatto con la poesia aiuta a capire la superficie, la sostanza e la profondità di tutto ciò che ci circonda. È un modo privilegiato per “avvicinare il segreto”, come diceva Ungaretti, del nostro vivere giorno per giorno.
Daniele Ursini
Beatrice Migliaccio
Francesco Fantauzzi
Chiara Lepidi
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