Progetto Case, stop del tribunale alle maxi-bollette

Il Comune potrà chiedere solo il pagamento di consumi reali Soddisfazione tra gli assegnatari che hanno inoltrato ricorso

L’AQUILA. «Il Comune non può riscuotere le rate delle maxi-bollette riferite al periodo 2010-2014». Cantano vittoria gli assegnatari del Progetto Case che hanno presentato ricorso sui criteri di bollettazione dei consumi individuali di acqua, luce e gas.

Il ricorso, firmato dall’avvocato Fausto Corti, è stato respinto per ragioni procedurali, ma nella sentenza del tribunale si stabilisce comunque che l’amministrazione comunale può richiedere agli inquilini degli alloggi provvisori solo il pagamento dei reali consumi effettuati.

«Di conseguenza», ha sottolineato Corti, «sono illegali le bollette forfettarie spedite tra il 2010 e il 2014 e chi sta versando le rate può sospendere il pagamento». Se questa indicazione verrà seguita, potrebbe aprirsi una voragine nei conti del Comune, che già fa fatica a riscuotere tutte le utenze. Il ricorso, definito pilota, è scattato nel novembre del 2014, dopo l’approvazione del decreto Sblocca Italia, nel quale è stato inserito il pagamento delle utenze in base ai metri quadrati delle abitazioni: un provvedimento molto contestato dagli assegnatari, bocciato anche dal difensore civico regionale. «Quel ricorso è stato respinto per motivi procedurali, dato che il giudice ha discusso solo le bollette del 2013-2014, con le somme in acconto», ha spiegato l’avvocato Corti, «ma la sentenza gioca lo stesso a nostro favore, in quanto stabilisce un principio e dice chiaramente che gli importi delle utenze devono essere ripartiti secondo i consumi imputabili ai singoli appartamenti, previa lettura dei contatori. Solo i consumi reali, quindi, possono essere pretesi dal Comune. Ebbene, tutto quello che è stato chiesto dal 2010 al 2014, calcolato in maniera forfettaria, risulta ora illegale. Chi sta versando le rate del cosiddetto bollettone», ha chiarito Corti, «può sospendere i pagamenti antecedenti all’entrata in vigore della legge, che prevede la ripartizione in base alla superficie. Per i quattro anni in questione, invece, il Comune deve quantificare i reali consumi: se c’è chi ha versato somme superiori a quanto effettivamente consumato, può chiederne il rimborso».

Il calcolo forfettario, come era stato specificato anche nel ricorso, viene ritenuto illegittimo in quanto contraddice le norme generali, ma anche perché in contrasto con l’ordinanza 39/45, in cui si stabiliva che gli assegnatari degli alloggi provvisori sorti dopo il sisma avrebbero pagato le utenze secondo i consumi individuali, come indicato anche nei contratti sottoscritti al momento dell’assegnazione.

Durante la conferenza stampa, l’avvocato Corti è stato affiancato dai rappresentanti dei comitati cittadini.

«Ora vediamo», ha concluso il legale, «cosa decideranno di fare gli inquilini. Il Comune è in difetto e potrebbe pagarne le conseguenze: il tribunale ha infatti ribadito quanto sostiene la legge. E sarà un problema anche calcolare i dati reali che l’amministrazione non possiede, altrimenti li avrebbe già utilizzati per quantificare le bollette. Non hanno letto i contatori presenti nelle piastre, non hanno fatto riparare quelli rotti. Insomma, non hanno fatto il loro dovere». Fin qui la decisione del tribunale. Ora si attendono le mosse da parte del Comune.

Romana Scopano

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