Progetto sulla materia oscura
Nuovo strumento sarà installato nei laboratori Infn del Gran Sasso
L’AQUILA. Tutti i segreti della materia oscura e un macchinario per “fotografarla”. Sono stati, ieri pomeriggio, i protagonisti di un importante talk “Never give up, never surrender!” nell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) di Frascati, grazie all’astrofisica del Gran Sasso science institute (Gssi), Elisabetta Baracchini, e il suo rivoluzionario progetto Initium. Un progetto ancor più importante nella giornata istituita dall’Assemblea generale delle nazioni unite per promuovere e incoraggiare le carriere Stem (Scienza, technology, engineering and mathematics) e sottolineare il valore delle donne nel mondo della ricerca scientifica. Initium, finanziato con 2 milioni dall’Unione europea, ha come obiettivo la realizzazione di un rivelatore innovativo per la ricerca diretta di materia oscura, oggi uno dei principali settori di frontiera per la fisica fondamentale. Il progetto prevede lo sviluppo e la realizzazione di una camera a proiezione temporale capace di ricostruire con grande precisione in 3D le tracce degli eventi rivelati. A differenza della materia ordinaria, che costituisce una piccolissima parte dell’Universo, di cui sono fatte le stelle e i pianeti, infatti, quella oscura non interagisce con la luce. Per questo non possiamo vederla, ma i fisici ne hanno dedotto la presenza dagli effetti gravitazionali generati.
«Cerchiamo di misurare sulla terra un urto causato da questa materia così elusiva», ha spiegato la ricercatrice, ospite del Tg2. «Infatti, al momento, abbiamo tante prove della sua esistenza, ma sono solo prove indirette attraverso misure gravitazionali. Tutte le misure a livello gravitazionale degli oggetti che noi osserviamo nell’universo, ma anche della temperatura primordiale dell’universo stesso, ci indicano che il nostro cosmo è composto per più dell’80% da un tipo di materia che è completamente diversa da quella di cui noi abbiamo esperienza nella vita comune». Il progetto Initium avrà durata di 5 anni e il rivelatore sarà installato nei laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Infn. «La novità assoluta», spiega Baracchini, «è la combinazione della lettura ottica con un gas ioni negativi a pressione atmosferica che permetterà non solo la discriminazione attiva di neutroni ed elettroni fino a basse energie, ma soprattutto consentirà di determinare la direzione di provenienza delle tracce, rendendo possibile identificare inequivocabilmente un segnale di materia oscura. Un sogno che diventa realtà». Quest’anno sono arrivate alla Commissione Europea 2.389 proposte, all’incirca il 12% di esse è stato selezionato e verrà finanziato, tra queste anche quello con la firma del Gssi. (m.c.)
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