«Pronto 118, ho il Covid: venitemi a prendere»

13 Ottobre 2020

Centrale operativa subissata di telefonate: non solo allarmi, anche casi accertati La protesta dei medici convenzionati: «Noi in prima linea, ma esclusi dai premi»

L’AQUILA. «Centodiciotto? Ho perso olfatto e gusto: venitemi a prendere. Di sicuro ho il Covid». Di telefonate come questa, la centrale operativa del 118 dell’Aquila, nelle ultime ore, ne sta ricevendo a decine. Tra allarmi, allarmismi e psicosi, ci sono anche casi accertati e conclamati. La struttura sanitaria, dunque, a partire dal servizio di Urgenza ed Emergenza rappresentato, appunto, dal 118, è di nuovo sotto pressione come nello scorso marzo. Gli equipaggi, dunque, sono tornati (ma in realtà non avevano mai smesso), a bardarsi per prelevare il paziente a domicilio e prenderlo in carico secondo i protocolli. Moltissime anche le positività che vengono fuori in ospedale per puro caso, magari in occasione di un parto oppure di un evento traumatico come un incidente stradale. E così, i pazienti che afferiscono al pronto soccorso prendono coscienza del fatto di essere positivi. E a quel punto scatta il tracciamento dei contatti. Un’attività meticolosa, che in determinati casi viene favorita dagli stessi pazienti i quali, a volte, dichiarano sui social network di essere stati contagiati e dunque mettono sull’avviso amici e conoscenti. E le reti relazionali si allargano sempre di più.
LA VERTENZA. Medici sotto pressione, dunque, ma anche alle prese con una singolare vertenza con l’Asl. In particolare, sono sul piede di guerra i medici convenzionati del servizio 118 della provincia. «A seguito della riunione del 30 settembre tra Asl e organizzazioni sindacali», scrivono, «in cui l’azienda ha ripartito i compensi che la Regione ha erogato ai lavoratori impegnati nella gestione dell’epidemia da Covid-19 durante la prima fase dell’emergenza, l’Asl, pur avendo incluso il servizio di Emergenza 118 tra i “reparti” aventi diritto al premio, ha escluso, per motivi “tecnico-burocratici”, i medici inquadrati come “convenzionati” che lavorano nel 118 e che rappresentano la quasi totalità dei medici che coprono il servizio 118, riservando il premio ai soli medici inquadrati come “dirigenti medici”. Per tale cavillo, i medici convenzionati, pur effettuando lo stesso identico lavoro dei colleghi aventi diritto, non riceveranno alcun compenso, nonostante il lavoro svolto durante i mesi passati e nonostante continuino a soccorrere, visitare a domicilio, trattare e trasportare in ospedale i malati di Covid-19, mettendo a rischio la propria salute e quella delle proprie famiglie e in alcuni casi, come purtroppo è accaduto, contraendo essi stessi il virus ed essere stati ricoverati in ospedale. Tutto questo avviene, malgrado l’Asl abbia ricevuto circa 3,6 milioni da destinare allo scopo di riconoscere il sacrificio di tutti gli operatori del settore sanitario, impegnati durante l’epidemia. Eppure i compensi straordinari verranno erogati anche al personale non direttamente impegnato al contrasto del Covid, come si evince sempre dal documento della riunione del 30 settembre che specifica che la premialità aggiuntiva da dividere per il personale verrà ripartita anche “per ogni giornata di effettiva presenza; è attribuito un compenso giornaliero lordo 5 euro per il personale non impegnato continuativamente e non impegnato occasionalmente, in attività ospedaliere, e territoriali di assistenza, emergenza e diagnostica a favore di pazienti Covid-19”». I medici convenzionati del servizio 118 della provincia hanno informato l’Ordine dei Medici e i Sindacati, e hanno richiesto «con una lettera firmata dal personale di tutte le postazioni della provincia, un confronto urgente con il direttore dell’Asl, per un chiarimento di questa decisione mortificante, che lede la nostra dignità professionale. L’Asl, nell’escludere i medici del 118 convenzionati, esclude il riconoscimento del lavoro svolto da chi, in prima persona rischia ogni giorno la propria salute, per garantire un servizio essenziale e inderogabile per la salute pubblica. A meno che non si pensi invece, che il coronavirus faccia distinzione sulla posizione contrattuale del personale sanitario».
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