Pronto soccorso, è scontro

5 Gennaio 2017

Cittadina accusa: troppi ritardi. Il medico: siamo stati corretti

L’AQUILA. Un’attesa di molte ore al pronto soccorso, la vigilia di Capodanno, e poi i modi poco urbani che uno dei medici in servizio avrebbe usato nei confronti di una donna, al seguito del padre malato.

Una versione smentita dal primario della struttura, Luigi Valenti, secondo il quale la signora, in presenza di un comportamento poco educato da parte di uno degli operatori, avrebbe dovuto segnalarlo al direttore. «Entriamo dopo due ore circa», scrive R.D.N., «lui ha 87 anni, stremato dalla dialisi appena fatta. Entro anche io nella sala visite per supportarlo, mediare la sua afasia. La dottoressa spinge al ricovero. Lui è stanco, vuole solo tornare a casa, fra le sue ormai sottili sicurezze dopo gli accertamenti, ma lei insiste, tuona, alza la voce “mi sta facendo arrabbiare” grida, esercita un’autorità su un uomo sfinito che ha, fra i suoi diritti di malato e persona, anche quello di firmare e respingere il ricovero. Mi suona il telefono, rispondo al volo, il tempo di dire “vi richiamo” a parenti che hanno perso le nostre tracce da ore. Lei, la dottoressa, tono autoritario, mi sollecita a uscire perché già mi ha fatto il favore di farmi entrare e sono maleducata a rispondere al telefono. All’esterno le attese sono estenuanti, si protraggono oltre ogni modo, ci sono persone che sono lì dalla tarda mattinata e mi chiedo per quale incredibile motivo non sia possibile migliorare la criticità conosciuta da tutti del pronto soccorso dell’Aquila. Provate a spiegarcelo per favore, diteci le responsabilità nel rispetto della scala gerarchica, perché non capiamo come mai non si riesca a ottimizzare la funzionalità di questo reparto». Il dottor Valenti chiarisce, a proposito delle presunte attese estenuanti, che il paziente «è entrato alle 18.49 ed è uscito alle 22.53. Forse» aggiunge «la signora non si rende conto di quello che accade in altri pronto soccorso italiani, dove addirittura si aspetta ore prima di essere visitati». Lo stesso pomeriggio, racconta il dottor Valenti, c’è stato un insolito affollamento di codici gialli, dieci situazioni al limite dell’emergenza. «Il paziente in esame» aggiunge il primario «nel lasso di tempo che è rimasto in pronto soccorso, è stato sottoposto a diversi esami, tra i quali l’Holter, una visita cardiologica, e anche una risonanza magnetica. Lo specialista ne aveva chiesto il ricovero, lui ha rifiutato. Noi, tuttavia, lo abbiamo mandato a casa con la diagnosi, sulla scorta di una serie di accertamenti per i quali, una volta, si veniva ricoverati anche per 15 giorni».

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