Proteste da Roio tra viabilità precaria e servizi inesistenti

Dalla delegazione comunale in un modulo provvisorio alle lunghe file di auto in sosta forzata al passaggio a livello
L’AQUILA. Ancora proteste per l’abbandono delle frazioni.
Un cittadino di Roio, Fulgenzio Ciccozzi, descrive così la situazione. «Il territorio di Roio è forse terra di nessuno? Pare proprio di sì. E in questi giorni ne ho avuto conferma. Sono andato nella frazione Roio Poggio e ho cercato la delegazione comunale. Il container dove prima era ubicata, nella piazza del Santuario, è stato dismesso e sulla porta, oltre agli orari, non c’è nessun’altra indicazione. Non vi è riportato nemmeno il luogo in cui il piccolo ufficio mobile è stato delocalizzato. Grazie alle varie indicazioni fornitemi da alcuni residenti ho individuato il punto in cui è stato trasferito: nei Map, accanto al Progetto Case della vallata. La piccola struttura non è altro che un anonimo appartamentino dove all’esterno non vi è alcuna scritta che possa far capire che proprio lì il Comune ha posto il suo avamposto. Niente di niente. Mi accerto chiedendo conferma a Luciano, un pensionato. Vive solo. La lentissima ricostruzione lo ha “accantonato” in quel piccolo aggregato umano e trascorre un po’ di tempo in compagnia della sua amata fisarmonica. Il compaesano mi conferma che sì, la delegazione è stata spostata al Map numero 2, è aperta solo il mercoledì, e mi dice che ormai lo sanno tutti. È un passaparola, dunque! Non immaginavo che saremmo tornati ai segnali di fumo per comunicare. Ma tanto è».
«Scendo per tornare all’Aquila», prosegue Coccozzi, «e al passaggio a livello, giù alla Rivera, mi imbatto in una fila gigantesca di auto. È quasi mezzogiorno e dal fiume di macchine che occupa le strade mi accorgo che il tempo di attesa si è già oltremodo dilungato. Non è la prima volta che accade. La coda si dirama per centinaia di metri sulla strada 615, che conduce a Roio, sulla Mausonia (fino all’imbocco della galleria di Monteluco), in via Tancredi da Pentima e, attraverso la piccola bretella, giunge alla stazione. Roba da matti. Tanti automobilisti, stanchi della lunga sosta forzata, preferiscono “alzare i tacchi” e trovare altre vie di uscita. Non sapevo che, a quasi dieci anni dal terremoto, andare a Roio equivalesse a recarsi in un luogo di frontiera».
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