Protocollo diffuso, c’è l’esposto
Il segretario dell’Isa: cittadini costretti a girare da un ufficio all’altro
L’AQUILA. «Non possiamo accettare la corrispondenza che riguarda il settore Cultura, si deve rivolgere a via Carabba». Così una dipendente del Comune dell’Aquila, addetta al protocollo generale, risponde a Giorgio Paravano, segretario generale dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, nonché avvocato, che prende carta e penna e scrive al sindaco, al vicesindaco e alla Procura della Repubblica. Ed è notizia recente che il Comune dell’Aquila ha attivato il cosiddetto «Protocollo diffuso»: allo scopo di distribuire la considerevole mole di corrispondenza che altrimenti il solo ufficio del protocollo generale non potrebbe smaltire velocemente. In virtù del «Protocollo diffuso», tutte le sedi del Comune, e quindi tutti i settori, sono dotati di idonee stazioni informatiche per protocollare la posta in ingresso di propria competenza. Pertanto, i cittadini che intendono depositare richieste o documentazione a vario titolo, sono invitati a recarsi all’Ufficio di destinazione della suddetta documentazione, al fine di ottenerne il protocollo.
«Una presa in giro», controbatte Paravano. «Il protocollo diffuso dovrebbe essere uno strumento che agevola la vita ai cittadini e non la complica. Nell’era della telematica dovrebbe stare a significare che io, in qualsiasi ufficio comunale mi trovi, possa protocollare. Invece, accade l’esatto contrario. Se devo protocollare tre plichi indirizzati a tre uffici diversi mi devo fare un percorso a ostacoli in mezzo alla città! Per questo ho scritto alla Procura della Repubblica. È ora che certe prese in giro di questa giunta comunale finiscano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

