Prove di dialogo tra Sulmona e Avezzano

14 Gennaio 2017

L’Ordine degli avvocati peligni avvia un confronto. Tedeschi: affrontare il problema in modo comune

SULMONA. Via alle prove di dialogo fra i tribunali di Sulmona e Avezzano. Ieri l’assemblea degli avvocati del Foro sulmonese ha dato mandato al presidente dell’Ordine, Gabriele Tedeschi, di prendere contatti col suo collega marsicano, Franco Colucci. Anche se i contenuti dell’eventuale rapporto sono ancora tutti da stabilire e la proposta non incontrerebbe il favore di tutti gli avvocati sulmonesi. In un certo senso, per più di qualcuno, la cosa suonerebbe come una sorta di resa nei confronti di un territorio più forte politicamente e da sempre più unito. Un punto a sfavore, dunque, della battaglia a tutela di palazzo Capograssi, che lo condannerebbe a un eventuale accorpamento con Avezzano. Soprattutto alla luce delle ultime dichiarazioni del sottosegretario Federica Chiavaroli sulla possibilità di salvare uno dei tribunali in chiusura in provincia dell’Aquila fra Sulmona e Avezzano. Non accenna alle spaccature interne il presidente Tedeschi.

«Dovrò allacciare contatti col mio collega di Avezzano», riferisce all’uscita della lunga e animata assemblea di ieri, «l’intento è quello di valutare una eventuale situazione comune o da portare avanti assieme. Si tratta di una sorta di mandato esplorativo, i cui contenuti vanno ancora tutti cercati. Per il resto speriamo nell’emendamento salva-tribunali». Intanto, però, il tempo scorre e la data della chiusura di settembre 2018 si avvicina a grandi passi, dopo l’ulteriore proroga ottenuta dalla prima deroga conseguente al sisma del 2009. Ma è nei numeri, che hanno visto azzerare pendenze e attese, che si riarma la battaglia in difesa di palazzo Capograssi. Il tribunale sulmonese è stato fra i primi in Italia ad attivare l’informatizzazione delle cause civili, attraverso il processo telematico, che ha concesso la riduzione del contenzioso. Un caso pilota e di studio per gli altri tribunali italiani, grazie anche alla “rivoluzione” avviata dal presidente Giorgio Di Benedetto, che si è circondato di sei giudici molto giovani. Resta un punto dolente, invece, quello della pianta organica degli amministrativi, ferma a 21 su 33 previsti e a solo la metà dei funzionari giudiziari (quattro su otto), con un sotto organico del 36%. Nonostante queste carenze, le pendenze dei dibattimenti penali sono state ridotte del 51%, quelle civili del 31% e quelle del contenzioso ordinario del 41%.

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