Psicologia, il Tar boccia il numero chiuso
L’Unione degli universitari (Udu) vince il ricorso, via libera alle immatricolazioni alla magistrale
L’AQUILA. Il numero chiuso per la laurea magistrale in Psicologia dell’Università dell’Aquila è illegittimo. Lo stabilisce una sentenza del Tar dello scorso 11 settembre, in risposta al ricorso presentato dall’Unione degli universitari (Udu), che adesso chiede l’eliminazione di tutti i numeri programmati dell’Ateneo. La restrizione sulle immatricolazioni al corso di laurea risale all’anno accademico 2016/17 ed è ancora oggi attiva. «La sentenza pronunciata dal Tribunale amministrativo è di particolare rilievo poiché ristabilisce i diritti degli studenti in materia di accesso allo studio», commenta l’Udu. «Non è possibile per le università inserire dei numeri chiusi motivando la scelta in base al rapporto docenti-studenti». Nella sentenza, infatti è specificato che «il sistema dell’accreditamento impone alle Università di massimizzare ogni sforzo organizzativo per adeguare le proprie strutture e dotazioni, anche di personale docente, alla domanda di formazione proveniente dalla società, in quella che viene definita “università di massa”, mentre non autorizza le medesime ad azionare arbitrariamente la “leva della domanda” ponendo dei limiti all’accesso all’istruzione universitaria in ragione dell’inadeguatezza delle proprie strutture. Se così non fosse», continuano i giudici, «una quota della domanda del servizio pubblico universitario sarebbe destinata ad essere strutturalmente frustrata, con lesione grave e sistematica del diritto all’istruzione universitaria che compete a ogni cittadino italiano». In 23, dunque, potranno essere immatricolati alla magistrale di psicologia dell’Aquila e altri 35 aspettano una sentenza analoga. «Per questi ultimi chiediamo all’Ateneo di applicare i princìpi stabiliti nella prima sentenza e di non aspettare che sia il Tar a ordinare l’immatricolazione» spiega l’Udu. «Il ricorso segna con crepe profonde il muro del numero chiuso. Chiediamo al nostro Ateneo di eliminare tutti i numeri programmati locali che a oggi non hanno avuto altro effetto che rendere sempre meno attrattivo l’Ateneo con la conseguenza di non vedere raggiunti neanche i contingenti programmati. Riempie il cuore di gioia questa sentenza, uno dei tanti piccoli passi necessari per riaffermare i diritti costituzionali. “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” dice la costituzione all’articolo 33. “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” recita l’articolo 34. Consapevoli di ciò continueremo a batterci per un’università aperta, libera e plurale». (m.c.)
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