Quando dal 6 ottobre 1762 si celebrava Sant’Emidio

6 Novembre 2022

L’AQUILA. Mercoledì 6 ottobre 1762 la zona dell’Aquila fu colpita da un forte terremoto che causò danni e vittime tra la valle dell’Aterno e l’altopiano di Navelli, in particolare a Castelnuovo e...

L’AQUILA. Mercoledì 6 ottobre 1762 la zona dell’Aquila fu colpita da un forte terremoto che causò danni e vittime tra la valle dell’Aterno e l’altopiano di Navelli, in particolare a Castelnuovo e Poggio Picenze. L’Aquila, ancora in ricostruzione dopo il sisma del 1703, fu risparmiata – nel senso che i danni furono pochi – e negli abitanti, per questo, si rafforzò la devozione a Sant’Emidio, il protettore dai terremoti. In città per ringraziare il Santo, proprio il 6 ottobre, cominciò a celebrarsi una festa in suo onore che prevedeva una processione e un Palio. Il ricercatore di Paganica, Fernando Rossi, all’Archivio di Stato ha scovato due documenti che confermano tale tradizione.
LA PROCESSIONE
Il primo documento è del 1766 ed è una lettera che una Confraternita scrive al vescovo Ludovico Sabatini d’Anfora (in carica dal 23 febbraio 1750 fino alla morte il 6 luglio 1776) con la quale si chiede il permesso per continuare a organizzare il 6 ottobre di ogni anno la processione in onore del Santo. «Essendosi compiaciuta la Signoria vostra illustrissima» si legge fra l’altro nella lettera «di dare fin dallo scorso anno 1765 la licenza per la processione nel giorno 6 ottobre in onore di Sant’Emidio che liberò la città dai terribili e continui terremoti che nel 1762 si sentivano, vorremmo continuare anche in appresso la detta processione e vestire di Sacco per assistere alle sacre funzioni in modo che il Santo ci preservi da tale formidabile flagello».
IL PALIO
Il documento, anche questo scovato da Fernando Rossi, relativo al Palio è più tardo e ci fa sapere che all’inizio del 1800, nei primi giorni di ottobre, nel centro storico dell’Aquila si correva appunto un Palio, simile a quello di Siena, in onore di Sant’Emidio. Nel documento, datato 1807, si parla del Palio in maniera indiretta. Si tratta infatti di una sorta di denuncia, presentata all’Intendente della Provincia (la massima autorità locale, era l’epoca in cui il regno di Napoli era sotto i francesi), nella quale uno di concorrenti del Palio lamenta il fatto che gli organizzatori non hanno voluto riconoscergli la vittoria, anzi avrebbero fatto di tutto per danneggiarlo. Ecco parte della trascrizione integrale del documento fatta da Rossi: «All’Illustrissimo signor Intendente di questa Provincia di Aquila, Duca di Alanno. Io Gaetano De Amicis di detta città, supplicando, espone a vostra signoria che essendosi dai procuratori della festa di Sant’Emidio, celebrata il 6 ottobre, fatto un Pallio di cavalli, vi posi il mio com’era solito (partecipai come sempre con il mio cavallo, ndr) e sebbene lo avessi guadagnato (vinto, ndr) nonostante le insolenze fattemi per istrada dalle genti per dispettarlo (nonostante i dispetti che mi furono fatti lungo il percorso, ndr), ciò nonostante sotto varj raggiri e pretesti non se li volle da Deputati consegnare (non mi si volle consegnare il Palio, ndr), con aversi bene i medesimi dichiarato di doversi nuovamente correre (gli organizzatori decisero di ripetere la corsa, ndr). Si diede luogo a questa seconda Carriera il giorno 18 andante (18 ottobre 1807)» che fu vinto ancora dal de Amicis ma anche questa volta la vittoria non fu riconosciuta tanto che fu ordinato «si fosse dovuto correre per la terza volta». A questo punto il due volte vincitore chiese all’Intendente che fosse fatta giustizia. Dal documento non sappiamo come andò a finire ma è evidente che il Palio era una tradizione ormai consolidata e anche sentita dalla città.
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