Quando Giovanni Paolo II “incrociò” la Perdonanza

9 Agosto 2022

Il pontefice divenuto santo ricevette una delegazione aquilana il 23 agosto 2001 Era la prima edizione del Premio (in denaro) che doveva dare lustro alla città 

L’AQUILA. Quella del 28 agosto 2022 sarà la visita pastorale di papa Francesco all’Aquila “in occasione” della Perdonanza. E per la prima volta un pontefice aprirà la Porta Santa. Ma non sarà la prima volta che un Papa “incrocia” la “nuova” Perdonanza, nata ufficialmente nel 1983, quando sindaco della città era Tullio de Rubeis.
IL PREMIO
Giovedì 23 agosto 2001, al mattino, una delegazione del Comune dell’Aquila si recò in Vaticano, a Roma, per consegnare a Giovanni Paolo II il “Premio Perdonanza” istituito dal Comune (all’epoca del sindaco Biagio Tempesta). Era la prima edizione di un premio (con una somma in denaro) che doveva dare lustro alla città ma che negli anni a seguire – per una serie di motivi su cui è meglio stendere un velo pietoso – finì per screditare agli occhi del mondo sia L’Aquila che la Perdonanza. In quella occasione Giovanni Paolo II rivolse un saluto alla delegazione aquilana. Il discorso «ai membri del consiglio di amministrazione dell’Istituzione Perdonanza celestiniana» è ancora sul sito ufficiale del Vaticano.
IL DISCORSO
«Sono lieto di accogliere in Voi i membri della Giuria del premio internazionale perdonanza», affermò il Santo Padre, «avete voluto pensare a me come primo destinatario di questo premio legato alla memoria del Santo mio predecessore Celestino V. Nell’esprimervi la mia gratitudine, saluto ciascuno di voi, con un particolare pensiero per monsignor Giuseppe Molinari, pastore dell’arcidiocesi, per il signor Biagio Tempesta, sindaco della città dell’Aquila, e per il presidente della giuria, dottor Antonio Cicchetti, che ringrazio per le cordiali parole rivoltemi a nome di tutti. Con gioia constato che, al termine del Grande Giubileo dell’anno 2000, quasi per prolungarne lo spirito in collegamento con l’antico privilegio concesso da San Celestino V, avete dato vita a questo Premio, da assegnare annualmente a una personalità distintasi nel promuovere la pace, la riconciliazione e la solidarietà. A questi valori infatti si ispirò, 700 anni or sono, il Santo eremita del Morrone, Pietro Angelerio. Divenuto Papa in un periodo non facile della storia della Chiesa, egli, come si legge nel regolamento che istituisce il Premio, volle indelebilmente legare all’amata abbazia di Collemaggio il dono di una indulgenza plenaria, della quale potevano fruire tutti i cristiani rispettando la semplice regola di una triplice riconciliazione: con il Creatore, con le creature e con sé stessi. Il premio Perdonanza contiene un messaggio in perfetta sintonia con il coraggioso impegno di rinnovamento spirituale a cui è chiamata la Chiesa in quest’inizio del terzo millennio. L’indulgenza, accordata da Celestino V universis Christi fidelibus proponeva infatti alla cristianità di quel tempo, segnata da profondi contrasti, il rimedio dell’umile e sincera conversione a Cristo. Non è questa la terapia giusta anche per i cristiani di oggi, travagliati spesso da non meno gravi dissidi? C’è nella Perdonanza un contenuto non solo religioso, ma culturale e sociale, che il premio da voi istituito mette in giusta evidenza. Agli uomini del nostro tempo, anelanti alla giustizia e alla solidarietà, all’amore e alla pace, essa ricorda che senza un saldo riferimento a Dio non è possibile recuperare questi alti valori morali universalmente validi. Nel ricevere questo riconoscimento faccio voti, pertanto, che la vostra iniziativa contribuisca a mantener viva la memoria di San Celestino, ponendone in luce l’insegnamento spirituale con i suoi concreti risvolti sociali. Possa essa contribuire a diffondere e consolidare un’autentica cultura di pace e di solidarietà, frutto di vera e stabile riconciliazione con il Creatore, con le creature e con se stessi. Con questi auspici, mentre invoco l’intercessione di Maria Assunta in cielo, venerata nella basilica aquilana di Collemaggio, di San Giovanni Battista e di San Celestino V, volentieri imparto a Voi qui presenti, alle persone a voi care e all’intera comunità aquilana una speciale benedizione apostolica».
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