Quando il prete convertì Spatuzza

30 Ottobre 2022

Il percorso spirituale del pentito condannato per il delitto del beato Pino Puglisi

L’AQUILA. Gaspare Spatuzza, ex boss di Brancaccio riconosciuto come parte del commando degli esecutori materiali dell’omicidio del Beato don Pino Puglisi del 15 settembre 1993, avvenuto nel giorno del suo 56° compleanno – per il quale è stato condannato all’ergastolo con sentenza definitiva – è stato riconosciuto responsabile di altri 40 omicidi. Arrestato il 2 luglio 1997 a Palermo, da allora si trova in carcere. Durante la detenzione si è iscritto a Teologia.
Artefici della sua conversione il vescovo emerito Giuseppe Molinari, don Massimiliano De Simone, ex cappellano del carcere delle Costarelle, e il sacerdote ascolano padre Pietro Capoccia. Se ne parla nel libro “A colloquio con Gaspare Spatuzza. Un racconto di vita, una storia di stragi” (Il Mulino), scritto dalla sociologa Alessandra Dino, che racconta gli incontri in cella con l’ex boss. Le rivelazioni di Spatuzza hanno consentito di istruire un nuovo processo sulla strage di via D’Amelio e i depistaggi sull’inchiesta per l’uccisione di Paolo Borsellino.
Secondo la sociologa, Spatuzza è un uomo in perenne conflitto tra percorso di collaborazione con la giustizia, conversione alla fede cristiana e paura di rivelare qualcosa che possa mettere in pericolo i propri familiari. Il volume è frutto di nove incontri tra la sociologa palermitana e l’ex boss di Brancaccio, tra la fine del 2012 e l'ottobre 2013 in carcere. Don Massimiliano De Simone ebbe per circa otto mesi – tra il 2008 e l’inizio del 2009 – colloqui frequenti con Spatuzza. E nel corso di un’intervista al Tg2 parlò di «conversione autentica» nel corso di «colloqui lunghi, ogni volta tre ore» e «dialoghi intensi, spesso interrotti dal pianto».
Nella diocesi dell’Aquila quella di Spatuzza non è la prima conversione eccellente. Lo scorso anno, infatti, un altro ex cappellano del carcere delle Costarelle, il canonico Renzo D’Ascenzo, ha affermato, in occasione di una sorta di omelia pubblicata sui social: «È ritornato al padre Raffaele Cutolo. Io sono certo che sia in Paradiso». Un’amicizia nata nel carcere di Preturo, dove Cutolo fu detenuto prima della morte, avvenuta il 17 febbraio 2021.
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