Quando Sinner giocò sui campi di Avezzano: «Era già un lottatore»

18 Novembre 2023

Era il 2014, l’altoatesino gareggiò ai campionati nazionali under 13 Il ricordo di chi c’era: «Stava male, lontano da casa, ma voleva vincere»

AVEZZANO. La mattina del 24 agosto 2014 Jannik Sinner passeggia sul perimetro del campo centrale del Rolando Appolloni di Avezzano. Mancano poche ore alla semifinale del campionato italiano under 13 ma l’altoatesino non sta bene. Malessere. Nausea. Gambe pesanti. Medita il forfait. Preoccupato, il suo allenatore e mentore Heribert Mayr lo fa visitare dai medici dell’ospedale, a un centinaio di metri dalla casa dell’Avezzano tennis team. Il responso è positivo: solo un mal di stomaco dovuto a un colpo di freddo. Sinner può giocare. Ad aspettarlo dall’altra parte della rete c’è Matteo Arnaldi, attuale numero 41 del ranking Atp e nota lieta azzurra agli ultimi US Open. Il piccolo Sinner, debilitato, allaccia ugualmente le scarpe da ginnastica e sfila la racchetta dalla sacca. È pronto, nonostante tutto. Resiste nel primo set, poi è costretto ad arrendersi: Arnaldi vince 6-4 6-4 e vola in finale, dove sarà sconfitto da Mattia Bellucci. Nove anni dopo, Sinner e Arnaldi difenderanno i colori azzurri nei quarti di finale di Coppa Davis, in programma a Malaga dal 23 al 26 novembre. Una sconfitta – quella maturata sui campi dell’Avezzano tennis team – che però convince Sinner a dedicarsi anima e corpo al tennis, mettendo da parte lo sci. Nel lungo viaggio di ritorno da Avezzano a San Candido (provincia autonoma di Bolzano) Sinner dirà al suo allenatore: «Il tennis è più bello dello sci, perché hai tempo di reagire, di correggere l’errore. Sciando se fai un errore sei fuori». È allora che nasce il mantra di Jannik, fresco di qualificazioni alle semifinali degli Atp Finals di Torino e capace di sconfiggere sua maestà Novak Djokovic: «C’è sempre un altro set da giocare». Nel tennis come nella vita. A raccontare quella giornata è Alessandra Mastroddi dell’Avezzano tennis team, all’epoca giudice arbitro assistente: «Ricordo che Jannik e il suo allenatore parlavano a stento l’italiano ma in Sinner vedevamo una grande determinazione: nonostante il mal di stomaco voleva giocare, competere, vincere. Era un bambino con i capelli lunghi e oggi fa impressione vedere quanto sia maturato. È un ragazzo saggio, a dispetto dei suoi 22 anni: vince e, se perde, impara. Come dovrebbe essere nello sport». Di certo Avezzano ha portato fortuna all’altoatesino: «Siamo felici di aver condiviso questo momento con un campione come Sinner», prosegue Mastroddi. Poi c’è anche un aspetto sentimentale, legato alla storia dell’Avezzano tennis team, guidato dal presidente Raffaele Tomassetti: «Il nostro fondatore Paolo Tomassetti è mancato nel 2008 e ci piace pensare che sia stato nel suo nome che Avezzano abbia portato fortuna a Jannik e agli altri talenti che in quella settimana si sfidavano per il titolo italiano under 13». Per Pierluigi Di Stefano, assessore allo Sport, «sapere che Sinner ha iniziato la sua carriera ad Avezzano non può fare altro che piacere. Evidenzierei l’importanza degli impianti sportivi, come quello del tennis team, per ammirare i campioni del futuro come è stato con Sinner». Lo stesso Mayr parlò più volte di quella partita ad Avezzano. In un’intervista al Corriere dell’Alto Adige confessò: «La svolta fu ad Avezzano. La mattina della semifinale mi disse che stava male, lo portai all’ospedale ma non aveva niente. Giocò, perse, eppure seppe reagire. Fu un passo verso la maturazione: sapeva che se voleva seguire la sua strada doveva togliersi di dosso certe paure». Un altro set ancora. Nel tennis, così come nella vita.