«Quanta paura sul traghetto in fiamme»

14 Maggio 2015

Il racconto di una coppia di imprenditori sulmonesi e di due albanesi residenti in città. Fra loro il vicepresidente Confesercenti

SULMONA. Sono stati i primi a dare l’allarme ed è grazie all’Sos lanciato che si è evitato il peggio e un’altra possibile tragedia del mare. C’erano anche quattro sulmonesi, due nativi e due residenti, sul traghetto andato a fuoco nel canale di Bari la notte scorsa.

«Non dormivo, ero sul ponte, mi sono accorto prima di un po’ di fumo, poi ho visto le scintille e, con i miei colleghi, ho lanciato l’allarme». A raccontare la brutta avventura vissuta a bordo della nave “Francesca” della Adria Ferres, l’imprenditore di Sulmona, Pietro Leonarduzzi, vicepresidente della Confesercenti provinciale, che con altri tre imprenditori, Fabrizio Cantelmi, e due albanesi titolari di una impresa edile, Brahim Shoshi e Kujtim Shoshi, residenti nel capoluogo peligno si stavano recando a Durazzo. «Abbiamo subito lanciato noi l’allarme. Abbiamo chiamato la Capitaneria che a sua volta ha allertato il comandante», racconta Leonarduzzi, raggiunto telefonicamente mentre ieri mattina attendeva nel porto di Bari l’arrivo di un altro traghetto. I quattro si erano imbarcati per raggiungere l’Albania per motivi di lavoro. Dovevano incontrare il ministro albanese dei Lavori pubblici e imprenditori del posto con i quali avrebbero dovuto firmare degli accordi di cooperazione. Stavano passeggiando sul pontile quando hanno notato fumo e fuoco.

«In quel momento non c’era nessuno sul ponte» racconta Leonarduzzi «abbiamo sentito l’odore acre di bruciato e subito dopo una colonna di fumo denso e nero alzarsi verso il cielo. Siamo saliti sul ponte della nave e abbiamo visto le fiamme che uscivano dalla ciminiera centrale.

La prima cosa che ho fatto è stata quella di chiamare la Capitaneria del porto di Bari per chiedere soccorso e raccontare quello che stava accadendo. Cercare di avvisare il personale a bordo avrebbe comportato più tempo e, forse, è stata proprio questa intuizione a evitare il peggio».

Il traghetto era partito dal capoluogo pugliese alle 23.36 verso Durazzo, con oltre 200 persone tra passeggeri ed equipaggio. L’imbarcazione, non appena segnalata la situazione, è stata immediatamente raggiunta dai mezzi della Capitaneria di porto di Bari, da vedette della Guardia di finanza e dei vigili del fuoco.

«Nella prima fase, molto delicata, ci siamo spaventati anche perché non riuscivamo a vedere dove si trovavano i giubbotti di salvataggio» prosegue nel racconto Leonarduzzi «poi abbiamo scoperto che erano chiusi in un magazzino e ce li hanno consegnati solo dopo le nostre insistenze. Ci dicevano continuamente di stare calmi. Ma visti i precedenti anche recenti l’agitazione era evidente e non riuscivamo a stare tranquilli. Chiedevamo continuamente di poter salire sulle scialuppe di salvataggio per poter allontanarci da quell’inferno prima che fosse troppo tardi. Ma non potevamo farlo se prima non fosse arrivato l’ordine di abbandonare la nave». Sono stati momenti di vera tensione fino a quando, verso le 2, i vigili del fuoco hanno comunicato che le fiamme erano state domate. Con l’aiuto di due rimorchiatori la nave è stata trainata fino al porto di Bari dove è arrivata attorno alle 6,30. «Appena messo piede sulla terraferma abbiamo tirato un sospiro di sollievo consapevoli di quello che avevamo appena vissuto» prosegue il vicepresidente provinciale di Confesercenti «ma non ci è stato dato tempo nemmeno di poter riordinare le idee che siamo stati prelevati e accompagnati negli uffici della Capitaneria di porto dove abbiamo dovuto raccontare nei minimi particolari l’accaduto».

Solo in tarda mattinata, dopo aver espletato gli impegni con la capitaneria di Bari, i quattro sulmonesi hanno potuto imbarcarsi di nuovo diretti in Albania. Nonostante la brutta avventura vissuta.

Claudio Lattanzio

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