Quarto Cantone, il riuso adesso diventa un caso

Le Associazioni riunite in un convegno non sono tutte d’accordo su cosa fare dell’enorme edificio che comprende Convitto, Biblioteca e Camera di commercio
L’AQUILA. Sul fatto che il Quarto Cantone debba diventare un punto di riferimento socio culturale e cuore pulsante della “nuova” città, sono tutti d'accordo.
Ma sugli strumenti per raggiungere tale obiettivo non c'è ancora una linea condivisa.
IL RIUSO. Del riuso dell'edificio pubblico che fino al 2009 ospitava la Biblioteca Tommasi (i locali sono della Provincia, il patrimonio librario è della Regione), la Camera di commercio, il Convitto, varie attività commerciali e una chiesetta edicata all’Immacolata Concezione, si è parlato ieri nella sala polifunzionale della Casa del volontariato, nel corso di un convegno promosso dal circolo Auser Insieme L'Aquila e dal Centro di cultura per l'educazione permanente Unla di Ocre.
IL DOCUMENTO DEL 2017. Presenti molte associazioni (non tutte), che nel 2017 firmarono un documento con una serie di proposte sulla destinazione d'uso della struttura. Quando alla fine del convegno, dopo una serie di interventi, si è tentato di fare sintesi, è venuto fuori che quello della destinazione d'uso è il “vero” problema, che finora ha persino tardato l'avvio dei lavori.
Va ricordato che per l'aggregato sono stati stanziati 42 milioni di euro, nel 2020 dovrebbe partire il cantiere del primo lotto (15 milioni di euro circa) grazie al quale l'edificio verrà consolidato e messo in sicurezza.
IL PROGETTO. Il progetto è nelle mani del Provveditorato interregionale alle Opere pubbliche. Su cosa rimetterci “dentro” e quindi che utilizzo farne in futuro (spendendo gli altri 27 milioni) c'è una nebbia che è difficile da diradare.
LA “NOTA” DEL COTUGNO. Tra l'altro il convegno non ha tenuto conto (perché nessuno lo sapeva) di una nota di 5 righe che la dirigente scolastica del Convitto nazionale Cotugno, Serenella Ottaviano, ha mandato alla stampa venerdì nel tardo pomeriggio facendo un preciso riferimento al convegno dell'Auser. E sono 5 righe in cui la dirigente dice che il Convitto, di intesa con il Provveditorato e col ministero della Pubblica istruzione ha già deciso: negli spazi del Convitto ci tornerà il Convitto o, comunque, saranno sede di attività didattiche e formative. Fine della storia?
PROPRIETÀ CONVITTO. Il Convitto è proprietario di quasi la metà del grande edificio, che fu costruito nel 1800 demolendo persino un'antica chiesa. Se ci torneranno le aule scolastiche e gli alloggi per gli studenti, altre ipotesi più o meno “fascinose” (pub, sale lettura, ristoranti, spazi per incontri, libreria, negozi), dovranno ridimensionarsi e di parecchio. Le associazioni comunque le loro proposte le hanno ribadite. E bisogna parlare al plurale, perché nel corso della discussione se sull'obiettivo sono tutti d'accordo (il “cuore pulsante” ) sugli strumenti non c'è intesa. Da una parte c'è Auser – con i suoi rappresentanti Carmine Santarelli, Luigina De Santis e Angelo De Simone (sostenuti anche dal sindaco di Ocre Fausto Fracassi, che è un ingegnere) – che pensa che lo strumento migliore sarebbe la costituzione di una Stu (Società di trasformazione urbana) a cui dovrebbero aderire i proprietari e il Comune. La Stu potrebbe decidere di modificare in tutto o in parte le attuali destinazioni d'uso e il Convitto dovrebbe rinunciare a riportare in quel luogo le attività didattiche o quantomeno a rimodularle. Per Auser la biblioteca va rimessa dov'era, ma va progettata in maniera più moderna e funzionale alle nuove esigenze, soprattutto quelle dei giovani. Italia Nostra, Deputazione di Storia Patria (Paolo Muzi ha presentato un documento appello) e Città di persone (Roberta Gargano) sono invece per andare avanti con le attuali procedure previste dall'aggregato (quindi niente Stu) e avviare al contempo un confronto più soft con i tre proprietari, fermo restando sia il ritorno della Biblioteca (questo lo vogliono tutti) che delle attività didattiche del Convitto.
L'obiettivo in questo secondo caso è più quello di convincere (e non obbligare) i proprietari a tenere conto delle proposte dei cittadini. Difficile prevedere come andrà a finire, anche perché quell'edificio, tanto strategico, è al centro di interessi economici molto forti.
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