Quattro passi tra le stanze del Palazzo Pica Alfieri

30 Settembre 2018

Folla alla riapertura dell’antica dimora patrizia restaurata dall’impresa Del Beato Gli eredi del casato nobiliare: «Questi spazi sono a disposizione della collettività»

L’AQUILA. «Meraviglioso», «spettacolare». Qualcuno azzarda un «commovente». Ieri, tra la folla col naso all’insù per l’inaugurazione di Palazzo Pica Alfieri, le parole più ricorrenti erano di autentica meraviglia. Migliaia di persone hanno ripercorso i locali che prima del sisma erano occupati, e si spera ritornino il prima possibile ad esserlo di nuovo, dalla libreria Colacchi, hanno percorso la scala nobile, si sono affacciate nella galleria e poi si sono messe in fila per raggiungere le stanze più piccole, tutti col naso all’insù ad ammirare le bellissime volte dipinte, molti con il sorriso stampato in volto, alcuni con i lucciconi.
LA RIAPERTURA. Palazzo Pica Alfieri in piazza dei Gesuiti è l’ultimo dei tasselli, in ordine di tempo, che è tornato al suo posto, ed è stato inaugurato ieri sera accompagnato da uno straordinario bagno di folla. Il marchese Fabrizio Pica Alfieri è scomparso nel dicembre del 2015, alcuni mesi prima aveva brindato all’inizio dei lavori, ma non è riuscito a vederne la fine. Il figlio Fabrizio junior, confuso tra la folla, sottolinea la mancanza, «ma sono convinto che i miei genitori stiano sorridendo con noi e con tutta la città». La folla che ha invaso le grandi stanze ha fatto passare quasi in secondo piano la grande mostra di Vincenzo Bonanni che occupa tre piani. Resterà aperta fino al 4 novembre, per molti sarà l’occasione per un altro tour, stavolta con più calma. Compresso tra il pubblico si riconosce l’architetto Antonio Di Stefano, del ministero per i Beni e le attività culturali, Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per L’Aquila e cratere, c’è Giacomino Di Marco, ingegnere che ha curato gli aspetti tecnici, racconta di come sia stata usata la “camorcanna” per ripristinare alcune volte che il terremoto aveva danneggiato. I materiali sono antichi, le tecniche moderne. Come le volte in foglio, frutto di un brevetto presentato dallo stesso Di Marco, Riccardo Vetturini e dall’ingegner Antonio Borri, del Dipartimento di Ingegneria di Perugia. Ma alle migliaia di persone che hanno partecipato alla festa ieri sera, delle diavolerie tecniche dentro ai muri dell’antico palazzo forse importa poco.
LA STORIA. Centro politico e culturale di un passato glorioso, il palazzo sin dal periodo della città di fondazione ha accolto nelle sue stanze i conti Lalle Camponeschi, i conti Franchi, i principi Colonna, i principi Barberini e i marchesi Pica Alfieri che ne detengono ancora la proprietà delle porzioni più rappresentative e meno alterate dagli interventi del passato. «È uno spazio a disposizione della città», evidenzia Fabrizio Pica Alfieri jr. «Lo abbiamo aperto ospitando una mostra straordinaria, ma siamo a disposizione per ogni evento importante». Il restauro è durato tre anni, un lavoro impegnativo e complesso – eseguito dall’impresa aquilana Del Beato costruzioni – da cui sono emersi anche due archi a sesto acuto nel cortile principale che testimoniano i fasti del passato. Fuori, in piazza dei Gesuiti, sorprende lo scroscio dell’acqua della fontana di piazza dei Gesuiti, che la Gsa ha riattivato per l’occasione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA