«Quattro tribunali aperti fino al 2021»

La senatrice Bianconi (Ncd) pronta a presentare l’emendamento sollecitato da Chiavaroli, Piccone e Tancredi
AVEZZANO. Arriva dalla Marsica un primo e forse decisivo spiraglio per la salvaguardia dei tribunali abruzzesi. Verrà presentato un emendamento al decreto “Milleproroghe” per posticipare la chiusura delle sedi giudiziarie di Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano.
I palazzi di giustizia dovrebbero restare aperti fino all’autunno 2018. Con la proroga ci sarebbe un rinvio al 2021.
È quanto deciso al termine di un incontro che si è tenuto a Roma tra il sottosegretario alla Giustizia, Federica Chiavaroli, i parlamentari abruzzesi Filippo Piccone e Paolo Tancredi e il componente della direzione nazionale, nonché coordinatore del Nuovo centrodestra in provincia dell’Aquila e capo segreteria della Chiavaroli, Massimo Verrecchia. I quattro sono stati ricevuti dalla capogruppo al Senato di Area Popolare-Ncd, Laura Bianconi.
«La senatrice Bianconi, che in qualità di presidente del gruppo in Senato ha l’incarico di responsabile dell’Ufficio legislativo», affermano i parlamentari Piccone e Tancredi, «presenterà l’emendamento al decreto Milleproroghe per la proroga delle chiusure dei tribunali abruzzesi di Avezzano, Sulmona, Vasto e Lanciano. Come già annunciato nei giorni scorsi, il primo passo è far concedere un’ulteriore proroga ai tribunali abruzzesi spostando la scadenza al 2021 per poi procedere al lavoro per salvare almeno due dei quattro tribunali della nostra regione destinati alla chiusura».
Se confermata, si tratterebbe della terza proroga: la prima è arrivata dopo il terremoto del 2009, fino al 2015, l’altra con il decreto “Milleproroghe” del 2014 ha fatto scivolare la chiusura al 2018.
I tribunali di Avezzano e Sulmona sono destinati ad essere accorpati a quello dell’Aquila. Da anni nella Marsica e nella Valle Peligna si susseguono tentativi per tentare di scongiurare il piano del governo. I circa 1.200 avvocati marsicani (compreso i praticanti) temono un tracollo socio-economico con la sparizione degli uffici di via Corradini, tanto da contestare le norme del governo: la prima è quella sulla spending review che affidò al governo Monti gli strumenti per tagliare i tribunali e risparmiare le spese, la seconda riguarda il decreto legislativo che ha individuato i tribunali e le Procure da sacrificare. La Corte costituzionale, però, ha accertato la legittimità della manovra.
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