Quei bulli da “bocciare” a scuola

19 Ottobre 2019

Workshop del Liceo Scientifico e incontri con polizia e associazioni del territorio

AVEZZANO. Corresponsabilità: una parola piena di significato per i ragazzi del Liceo scientifico Vitruvio di Avezzano, che ieri nel Palazzetto dello sport, insieme a ragazzi della scuola Vivenza e di altre scuole medie, hanno conosciuto diverse realtà del territorio, e non solo, che lottano per concretizzare questa parola.
«In questo evento», afferma il dirigente dello Scientifico, Francesco Gizzi, «inserito in un progetto regionale contro il bullismo e il cyberbullismo, abbiamo voluto fare incontrare i ragazzi con chi si spende per quelli che sono messi ai margini, che sono considerati diversi, con l’obiettivo di superare le barriere del pregiudizio per costruire percorsi giusti».
È intervenuto anche l’alunno Marco Boni, con la sua canzone “Amica mia”, su una ragazza vittima di bullismo che si è tolta la vita. Infine i vitruviani del IV H, classe pilota del progetto, hanno collaborato attivamente coordinando l’evento e soprattutto attraverso un docufilm sul bullismo proiettato durante la giornata: è la storia di Alex, un ragazzo che ha raccontato la sua esperienza di vittima di bullismo e che dice a tutti: “Ciao, sono Alex, e sono in cerca di amicizia”. Con questo spirito è stata pensata la giornata, che ha avuto lo stile di workshop. Gli studenti hanno girato tra vari stand: con la polizia postale e il sostituto commissario David Furio Palmieri hanno riflettuto sulle varie truffe on line e su quanto la rete sia troppo spesso una trappola, da cui non si riesce a uscire; con Daniela, della Casa delle donne nella Marsica, hanno ragionato sulla violenza domestica che nasce come violenza psicologica; con Lidia e Yaya dell’Ufficio Migrantes della Caritas hanno scoperto alcune delle ragioni per le quali giovani africani lasciano la propria casa; grazie a Giulia e Carola, dell’Associazione italiana persone down, e a Marco Solimeo, scrittore del libro “Il distrofico felice grazie a Dio” hanno capito che una malattia fisica non impedisce di amare la vita e di lottare per dare speranza e coraggio agli altri; con Monica e Gaetano, della cooperativa sociale “Al di là dei sogni” dalla provincia di Caserta hanno conosciuto il progetto “Facciamo un pacco alla camorra” fatto con i prodotti coltivati sui terreni confiscati alla camorra o da imprese che hanno denunciato il racket. Ha detto un ragazzo che ha capito che «solo trattando gli altri con dignità si guadagna il rispetto per se stessi».
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