QUEI NUOVI GIORNI CHE SENZA VOI SONO SEMPRE VECCHI

6 Aprile 2016

di GIUSTINO PARISSE Ciao Domenico, ciao Maria Paola, rieccomi, sette anni dopo. È una domenica qualsiasi d’aprile. È sera. Il buio ormai nasconde l’orizzonte. C’è quel silenzio che consola la...

di GIUSTINO PARISSE

Ciao Domenico, ciao Maria Paola, rieccomi, sette anni dopo. È una domenica qualsiasi d’aprile. È sera. Il buio ormai nasconde l’orizzonte. C’è quel silenzio che consola la solitudine. Qui, nella casetta in mezzo al verde, non giungono più voci. La nostra Onna si è acquietata. Le luci che spuntano in lontananza fanno fatica a restare sveglie e, come fiammelle tremolanti, paiono preludere alla fine. La quiete favorisce il sonno. Rasserena. Ma al di là del buio già vedo l’alba. E ne ho paura. Sarà l’alba di un giorno nuovo che per me è sempre vecchio.

Penso a voi che quel sei aprile del 2009 l’alba non l’avete vista. I vostri occhi, in quei maledetti 23 secondi, hanno fatto solo in tempo a spegnersi. Tante volte mi sono chiesto qual è stato il vostro ultimo pensiero, l’ultimo sussulto di una vita rapinata nella notte infinita. Non ho risposte se non quel grido che rimbalza ovunque “Papà , papà”. Lo sento anche adesso e la fatica del vivere si fa montagna insuperabile. Eppure _ come ho fatto in tutti questi anni in cui alzarsi al mattino e iniziare giornate vuote e senza senso è stato come camminare sui carboni ardenti fingendo di farlo su un prato verde bagnato dalla rugiada _ anche stavolta voglio scrivervi. È l’unico modo per non perdere il contatto con voi anche se so che non avrò risposta e il postino non suonerà mai alla mia porta con in mano una vostra lettera.

Sette anni. Tanti, troppi da sopportare senza vedervi, senza scherzare con voi, senza guardarvi crescere. . (segue a pag. 7 dell’inserto)