Quel duplice omicidio del 1944 a Paganica a firma dei tedeschi

19 Aprile 2022

Nuovi atti dal faldone delle inchieste chiuse senza colpevoli Nel giorno dell’Ascensione, moglie e marito furono uccisi in casa

PAGANICA. Paganica nella primavera del 1944, in particolare tra marzo e maggio, visse un periodo di terrore. Il paese era la sede di un comando dell’esercito tedesco (da lì partirono i soldati autori della strage di Filetto) e spesso i militari, soprattutto a notte inoltrata, davano vita a scorribande che, in almeno due casi, si conclusero con la morte di civili. L’episodio più grave avvenne a metà maggio 1944, nel giorno dell’Ascensione, con l’uccisione a sangue freddo dei coniugi Anselmo Rossi ed Elena Volpe, entrambi di 41 anni, che lasciarono 7 figli. La loro tomba è al cimitero di Paganica, nel sacrario che ricorda i 17 martiri della strage nazifascista di Onna. Oggi – dopo che a distanza di quasi 70 anni è venuto fuori un fascicolo con le inchieste avviate all’epoca (quasi sempre dai carabinieri) e chiuse negli anni Cinquanta col “non luogo a procedere” – è possibile ricostruire con maggiori dettagli l’omicidio dei coniugi. GUARDIA REPUBBLICANA. Il primo rapporto sul fatto è della “Guardia nazionale repubblicana, distaccamento dei carabinieri di Paganica”. La Guardia Nazionale fu istituita dalla Repubblica Sociale Italiana l’8 dicembre 1943 ed era destinata teoricamente ai compiti propri dei Reali Carabinieri.
IL RAPPORTO. “Alle ore 22 circa del 18 maggio”, si legge, “un soldato paracadutista germanico appartenente al presidio di Paganica bussava al portone di ingresso dell'abitazione di Rossi Anselmo di Paganica col pretesto che si vedeva la luce accesa da qualche vano di detta abitazione (sarebbe stata violazione del coprifuoco, ndr). Il Rossi, che era a letto, è sceso semivestito. Ha aperto il portone e voleva far intendere al militare che nessuna luce era accesa. Fra i due è avvenuta una discussione. Sono accorsi anche la moglie del Rossi, Elena Volpe, il figlio Lorenzo di 15 anni e Aldo di 11, i quali cercavano di calmare il militare che voleva sparare. Il tedesco nell’uscire dal portone ha esploso diversi colpi di pistola uccidendo i due coniugi e ferendo al ginocchio il figlio Lorenzo. Nel mentre accadeva la discussione tra il soldato, il Rossi e la moglie, i figli maggiori Alfonsina di 20 anni e Dario di 18 di corsa si erano recati al comando tedesco per evitare incidenti e portare via il militare. Il comandante con altri soldati e con gli stessi giovani che erano andati ad avvisarli sono giunti sul posto quando il fatto era già accaduto. Il ragazzo Lorenzo Rossi è stato soccorso dal medico tedesco e da Attilio Cerone medico condotto di Paganica. Stamani (19 maggio) è intervenuta la Gendarmeria tedesca dell’Aquila che ha proceduto al sopralluogo e alle indagini e da quanto è stato possibile venire a conoscenza il soldato che ha commesso il duplice omicidio e ferimento si è giustificato affermando che egli si trovava in servizio di ronda e ha notato che da un vano della casa si vedeva la luce, ha bussato e dopo che gli è stato aperto è stato fatto segno a violenza da parte del Rossi e dei congiunti per cui ha aperto il fuoco con la pistola contro di essi. La versione dei familiari è in contrasto con quella del militare e non vi sono testimoni. I vicini di casa tra cui l’agente daziario Filippo Fiscaletti hanno sentito bussare e la voce di Elena Volpe implorare aiuto e, dopo qualche minuto, una scarica di colpi di pistola ma non hanno potuto vedere niente perché non sono usciti per paura del coprifuoco. I cadaveri sono stati rimossi per ordine della Feldgendarmeria germanica e dovranno essere lasciati nella camera mortuaria del cimitero a disposizione del tribunale militare di guerra germanico dell’Aquila. I coniugi hanno lasciato 7 figli, dei quali il più grande (femmina) ha 20 anni e il più piccolo (pure femmina) 4 mesi. Il fatto ha destato vivissima impressione nella popolazione. Firmato: il maresciallo maggiore a piedi comandante della stazione Giuseppe Allegro”.
TESTIMONIANZA. L’unica testimonianza diretta dell’accaduto la fornisce Filippo Fiscaletti, nato a Norcia ma residente a Paganica. “La sera del 18 maggio 1944 ero alla finestra con mia moglie a prendere un po’ di fresco”, sostenne il testimone, “allorché sentimmo un tedesco gridare davanti all’abitazione di Anselmo Rossi distante circa 20 metri da casa mia. Diceva “luce luce”. In verità nessuna luce trapelava dalle finestre del Rossi. Questi alle parole del tedesco, che era ubriaco, scese alla porta. Sentii che il soldato tedesco – il quale parlava discretamente l’italiano – voleva condurre il Rossi al comandante tedesco. Rossi evidentemente impaurito e impressionato non voleva seguirlo. Il Rossi deve aver resistito al tedesco perché oltre a una specie di alterco sentii uno stropiccìo come di persona che è trascinata e poco dopo una scarica con la quale il tedesco ha ucciso il povero Rossi e la moglie che era scesa anche lei. Io dalla finestra avevo invitato il Rossi a non aver paura e a seguire il tedesco al Comando ma egli forse non mi sentì. Data l’oscurità e la distanza ben poco potetti scorgere. Poco dopo vennero altri militari, i quali piantonarono la casa”.
LA MOTIVAZIONE. Negli atti non viene riportata una versione dei fatti secondo la quale il militare aveva l’obiettivo di violentare la figlia 20enne dei coniugi e per questo Rossi e la moglie reagirono e pagarono con la vita.
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