Quell’alibi del padre ritenuto inventato
L’AQUILA. Sandro Paolucci, padre dell’imputato, nell’udienza del 18 maggio 2022 aveva fornito in qualità di testimone un alibi al figlio, alibi che nella motivazione della sentenza è definito del...
L’AQUILA. Sandro Paolucci, padre dell’imputato, nell’udienza del 18 maggio 2022 aveva fornito in qualità di testimone un alibi al figlio, alibi che nella motivazione della sentenza è definito del tutto inattendibile. «Sandro Paolucci» scrivono i giudici «ha cercato di offrire una diversa visione degli spostamenti compiuti dal figlio il 22 novembre 2019. L’uomo ha dichiarato di aver ricostruito, attraverso i calendari su cui scriveva gli impegni, che Gianmarco quel giorno era passato da casa sua a Picenze (giustificando così l’aggancio alla cella telefonica Varranoni) per lasciargli un frullino e un trapano che gli erano necessari per un cantiere. Detta testimonianza è non credibile. A fronte dei chiarimenti chiesti dalla Corte, Sandro Paolucci non ha saputo indicare dove fosse tale prova formidabile (il calendario su cui aveva appuntato la visita di Gianmarco), ha dichiarato di aver ricostruito questa circostanza nei mesi precedenti ma di aver ritenuto opportuno aspettare l'udienza per fare le sue rivelazioni (il tutto mentre suo figlio continuava a patire la carcerazione da oltre un anno) piuttosto che informarne il pm acché potesse verificarne l’attendibilità. Paolucci ha poi precisato di non avere incontrato il figlio il 22 novembre perché lui non era in casa come non c’era la sua seconda moglie. L’imputato sarebbe stato visto da un vicino del quale Sandro Paolucci non ha fornito alcun elemento identificativo: ha ricordato che si chiamava Rino ma che potrebbe anche essere morto e non ha saputo indicare neanche dove abitasse esattamente». (g.p.)
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