Quell’impresa di Genova per la gioia più grande E L’Aquila volò in serie B

L’allenatore era Ottavio Barbieri, grande innovatore del calcio italiano La società del presidente Serena fu la prima a riuscirci in Abruzzo
L’AQUILA. Un’impresa. Questo fu la promozione dell’Aquila in serie B nel 1934, ottenuta grazie a una vittoria in trasferta all’ultima giornata del girone di spareggi sul campo dell’Andrea Doria, squadra genovese che, insieme alla Sampierdarenese, darà vita alla Sampdoria. L’8 luglio del 1934 i rossoblù avevano un solo risultato a disposizione al campo sportivo della Cajenna, oggi stadio Luigi Ferraris: la vittoria. Che arrivò. E fece dell’Aquila la prima squadra abruzzese ad approdare in serie B, ad appena quattro anni dalla prima partecipazione a un campionato ufficiale. Comincia da un’impresa il viaggio della memoria del Centro in vista delle celebrazioni per i 95 anni di vita rossoblù.
IL PODESTÀ-PRESIDENTE
La prima formazione del capoluogo affiliata alla Figc è il Guf Aquila, che nel 1930-31 prende parte al campionato regionale. La svolta arriva però l’anno dopo, con un figura fondamentale nel salto di qualità del calcio aquilano: Adelchi Serena. Deputato dal 1924 e podestà dal 1926, futuro ministro e uomo forte del fascismo nel capoluogo, Serena nel 1931 diventa anche presidente della nascente Associazione sportiva Aquila. Nulla di eccezionale di questi tempi: in Abruzzo e nel resto d’Italia, soprattutto nei centri maggiori che non brillano ancora nel calcio, il Pnf prende la gestione diretta dei club. E così avviene all’Aquila, dove i giovani universitari del Guf diventano l’ossatura della nuova squadra rossoblù.
L’ASCESA
Alla prima stagione con Serena presidente, gli aquilani ottengono il passaggio alla categoria interregionale, la Prima divisione (la denominazione “serie C” sarà adottata nel 1935, ndr). Non sul campo, ma d’ufficio: riconoscimento usuale ai tempi per i capoluoghi. Nel 1932-33 c’è il debutto in un campionato interregionale con un onorevole quinto posto. Ma soprattutto L’Aquila inizia a investire in una squadra competitiva.
LO STADIO
Le ambizioni sportive sul campo vanno di pari passo con quelle “strutturali”: Serena, per la sua Aquila, vuole uno stadio degno. Così a fine anni ’20, sulla scorta dell’invito del regime a dotare ogni città di uno “stadio del Littorio”, si progetta il futuro Tommaso Fattori. Nel 1929 viene progettato, e nel 1933 inaugurato come stadio “del Littorio”, presto ribattezzato “XXVIII Ottobre”, data della marcia su Roma. All’epoca è l’unico vero stadio moderno in Abruzzo per dimensioni, imponenza, servizi.
IL CAMPIONATO
La stagione decisiva è quella 1933-34. La terza serie nazionale è composta da otto gironi, i rossoblù sono nel G: le prime due vanno agli spareggi nazionali che mettono in palio quattro posti per la B. Nel proprio raggruppamento i rossoblù sfidano diversi club che hanno una storia più consolidata alle spalle: Terni, Anconitana-Bianchi, Taranto, Foligno. Ci sono anche le squadre riserva di Lazio e Roma, oltre al Pescara, che veste ancora rossoblù come la formazione del capoluogo. Oltre ad allestire una formazione competitiva, L’Aquila punta su un allenatore emergente: Ottavio Barbieri, genovese classe 1899, bandiera del Genoa con cui conta circa trecento partite, agli inizi della carriera da allenatore. Tornerà al Genoa da vice del mister William Garbutt, e sarà considerato tra gli importatori del metodo di gioco detto “sistema” in Italia.
GLI SPAREGGI
Primo nel gruppo G, nel girone finale i rossoblù se la devono vedere con Andrea Doria, Pro Gorizia e Acciaierie Falck di Sesto San Giovanni. La squadra di Barbieri parte bene: batte 3-0 i sestesi e pareggia a Gorizia. Supera anche i genovesi in casa, ma poi incappa nel ko in Lombardia e non va oltre il pari interno con Gorizia, mentre l’Andrea Doria riprende slancio, e si presenta all’ultima decisiva partita, sul proprio campo, con un punto di vantaggio: 7 contro i 6 dell’Aquila.
La GARA DECISIVA
Alla Cajenna i pronostici sono tutti per i padroni di casa, club storico, fondato nel 1900 pressoché costantemente tra prima e seconda serie nazionale. L’undici di Barbieri però sa il fatto suo. Gioca il tutto per tutto: rapida, agguerrita, lotta su ogni pallone. Il vantaggio arriva alla mezzora del primo tempo: fallo di mano al limite e punizione perfetta di Walter Corsanini, ex Roma e Cremonese. Nella ripresa, su un’azione di rimessa, Renato Piacentini trafigge il portiere di casa. I genovesi riaprono la gara a un minuto dal termine con un colpo di testa su corner, ma basta un giro di lancette e Antonio Budini, ex Triestina, mette al sicuro il risultato. È la prima grande festa della storia rossoblù.
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