«Quella notte con mio figlio Mario»

Anna Rita Felici (Aptdh) e il suo ragazzo autistico tirato fuori dalla casa crollata
Ecco il ricordo di quella terribile notte, e i giorni seguenti, di Anna Rita Felici, presidente dell’associazione Aptdh.
«Da quella lunga notte, sembra impossibile che siano trascorsi dieci anni. C’è voglia di ricordare, soprattutto quando in una famiglia c’era già un problema. Qualcuno forse si è domandato come ha fatto la mia famiglia a fuggire velocemente con un figlio come Mario, autistico per il quale qualunque evenienza bisogna che venga programmata anticipatamente e a lui ripetuta più volte affinché la sua mente si organizzi e si adatti alla novità. Con quello che è successo era impossibile programmare, infatti non siamo scappati io e Mario, siamo rimasti in casa per circa mezz’ora dopo la grande scossa. In casa era tutto crollato, noi per fortuna illesi, mio marito era sceso e mi incitava a scendere per le numerose scosse che seguivano. Come potevo fare, con Mario che non voleva scendere? Doveva riordinare le sue cose nelle borse al buio, non trovava i suoi preziosi oggetti, le povere cose che contengono le sue borse sono come per noi la casa, la macchina, il conto in banca. Se li porta sempre con sé: sono tutti i suoi averi. Riesco a vestire Mario, ma a piedi nudi, quindi cerco di raccogliere con scopa e paletta i vetri disseminati sul pavimento. Nel frattempo Mario si è nuovamente spogliato, rimesso il pigiama, ed è tornato a letto, perché quando è notte, fedele ai miei insegnamenti, deve dormire. Nuova vestizione e finalmente riesco a scendere faticosamente con Mario e a farlo entrare in macchina. Ora Mario strilla e urla che deve andare al negozio di Bazzano a comprare lucchetti e oggetti metallici. Almeno tre volte a settimana assecondo questa sua necessità. Decido di portarlo a vedere il negozio chiuso, fatto il giro dell’isolato trovo la strada sbarrata, una casa crollata in prossimità della via con una anziana donna rimasta sotto le macerie. Le notizie molto angoscianti stavano arrivando quando decidemmo di partire per Gualdo Cattaneo, in provincia di Perugia, mio paese nativo, dai miei familiari. Dopo una settimana ritornai all'Aquila, da sola, per prendere qualcosa nella casa terremotata. Non pensavo di ricevere una sensazione di smarrimento e desolazione, per non dire paura. Una città fantasma, vuota. Via Amiternum, dove c’è la mia abitazione, completamente deserta, solo qualche militare all’inizio della strada. Dovevo salire al quarto piano, se qualcuno mi avesse aggredito, nessuno mi avrebbe soccorso. In seguito quando tornavo all'Aquila, speravo sempre di incontrare qualcuno del condominio, per sentirmi più sicura. Siamo otto famiglie e con il terremoto abbiamo scoperto di volerci bene, scoprendo la bellezza della condivisione. Nel frattempo, avendo il ruolo di presidente dell’associazione Aptdh onlus, anche stando lontani, con l’aiuto costante di mio marito abbiamo rimesso in piedi l’Associazione. Con i risparmi accantonati abbiamo acquistato un modulo abitativo dove ancora oggi è funzionante il Centro diurno in piazza d’Arti. Un ringraziamento va alla struttura La Locomotiva, di Foligno, che accolse mio figlio per circa due anni nel loro Centro diurno. Ringrazio di cuore il sindaco Leonardo Gattuso, per averci dato la possibilità, dopo pochi mesi dal sisma, di riaprire l’Aptdh a Barete, offrendoci due locali. Un ringraziamento al Vespa Club d’Italia, per averci donato un pulmino, che ancora oggi usiamo, su segnalazione del nostro caro amico Andrea Pellegrini. Ho ringraziato le persone che nell’immediato del sisma ci sono state vicine, ma a distanza di dieci anni dovrei ringraziare tantissime persone che costantemente ci sostengono, facendo della nostra struttura un modello professionale di accoglienza dei disabili. In attesa che decolli il “Dopo di noi” istituzionale, più volte promesso dalle varie aree politiche, possiamo dire di avercela fatta abbastanza bene, nonostante tutto».
*presidente Aptdh
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