Quella speranza perduta

28 Maggio 2017

Dall’auspicio di Squilla alla lotta per la sorgente, fino alla crisi dell’azienda

CANISTRO. «Quando anche da noi», si chiedeva negli anni Sessanta monsignor Gaetano Squilla, autore di un pregevole volume sulla Valle Roveto, «sorgerà un'industria che rechi benessere a una popolazione veramente depressa, costretta dalla povertà del suo suolo e dalla scarsità delle sue risorse a emigrare e cercare altrove fortuna e lavoro?».
Quell'industria qualche tempo dopo sarebbe nata: si chiama Santa Croce. Un'industria che ha rappresentato una speranza per l'intera valle, fino ad arrivare ad assumere 114 persone. La vertenza in atto, però, tra i 75 dipendenti rimasti e il titolare dell'azienda, Camillo Colella, è a un punto morto. I lavoratori temono di ritrovarsi disoccupati. Sperano pertanto che l'iniziativa della Regione di accelerare al massimo e rendere concreto il cambio di guardia nella gestione della Santa Croce. L'attuale concessionario, però, fa resistenza e alza il tiro della polemica. Una soluzione comunque va trovata e alla svelta. Non si possono lasciare 75 lavoratori, molti dei quali con famiglia a carico, nell'incertezza e con l'incubo di finire sul lastrico. Chiediamo a Sergio Natalia, ex sindaco di Canistro e storico, come si possa uscire da questa situazione. «L'auspicio», dice lo studioso, «è che alla Santa Croce l’imprenditore allarghi la rete commerciale, che diversifichi la produzione, che sia in grado di creare un indotto e che cerchi la collaborazione con le istituzioni».
L'attuale vicenda della Santa Croce ci riporta agli anni Cinquanta, quando scoppiò una lotta per l'utilizzo della sorgente tra il Comune di Canistro e la famiglia Vecchiarelli-Mancini. Il Comune perse e la fonte fu affidata dal Ministero dei lavori pubblici ai fratelli Coco. Il decollo della Santa Croce avvenne negli anni Novanta con Cristopher Faroni. Nel 2003 ottenne la certificazione di qualità aziendale “Vision 2000”.
Nel 2007 il passaggio all'imprenditore Camillo Colella. Il nome di acqua oligominerale Santa Croce è improprio. L'acqua imbottigliata infatti è della fonte Sant'Antonio-Sponga, distante circa un chilometro dalla fonte Santa Croce, che, avendo una portata di pochi litri al secondo non viene imbottigliata. A Canistro vi sono varie fonti. Anticamente esse portavano il nome di una divinità pagana. Nel Medioevo il basso clero le cristianizza. E prendono il nome di un Santo: Sant'Antonio, San Vito, Santa Croce, il cui nome originario era Fiuggino. (n.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.