Quelle opere d’arte restituite dagli Usa e tornate all’Aquila

12 Ottobre 2022

Il racconto dell’ex soprintendente che curò l’operazione: «Riconsegna inaspettata e dal grande valore educativo»

L’AQUILA. Erano i primi giorni dell’aprile 2009. Tra le possenti mura del castello cinquecentesco si lavorava senza sosta per allestire quella che doveva essere la mostra di punta della Settimana della cultura, in programma per metà mese. Al centro dell’esposizione, due tavolette in oro e tempera del maestro di Campo di Giove: una restituzione, inaspettata, da parte del Grand rapids art museum del Michigan. Erano quelle tavolette le “sorelle” delle quattro recuperate dal Munda nei giorni scorsi: i preziosi resti del tabernacolo di Sant’Eustachio, risalente al 1380 e trafugato nel 1902. Il sei aprile di quell’anno, il sisma interruppe tutti i preparativi e la mostra non venne mai realizzata. «Ma quelle tavolette restano un’importante testimonianza» per l’allora soprintendente dell’Abruzzo, Anna Imponente, che vuole raccontare ai lettori del Centro una storia inedita.
IL PUZZLE
«Mi ha fatto molto piacere leggere la notizia del ritrovamento di ulteriori quattro tavolette», spiega l’ex soprintendente, facendo riferimento alle opere tornate all’Aquila nei giorni scorsi, dopo essere state riconosciute come autentiche da funzionari del ministero della Cultura nella casa d’aste Lempertz di Colonia e acquistate dalla Direzione generale dei musei. «Spero che il simulacro che conteneva la statua del Santo possa essere ricomposto, tessera dopo tessera, come un puzzle». La preziosa opera, firmata da Nicola Olivieri della Pietranziera, infatti, comprendeva sedici pannelli, di cui attualmente solo la metà è custodita dal museo aquilano.
LA LETTERA
Imponente ricorda ancora con emozione la lettera che si era vista recapitare nel 2003 direttamente dal Michigan. «La direttrice del Grand rapids art museum, Celeste Adams, ci scriveva che, a seguito di alcune ricerche sulla provenienza di due tavolette delle loro collezioni, si erano accorti che queste, passate attraverso un collezionista americano e diversi antiquari, erano di provenienza furtiva e facevano parte del tabernacolo della statua di Sant’Eustachio. Non ci sembrava vero che mentre i musei di tutto il mondo lottavano per non cedere neanche un pezzo, questa direttrice fosse tanto generosa».
LA MOSTRA MAI INAUGURATA
Le trattative con il museo americano erano andate avanti fino al 2009, quando le tavolette erano tornate in città ad affiancare l’unica allora presente nel museo, individuata nel 1947 da Federico Zeri ed entrata a far parte delle collezioni del Munda nel 1954. Si decise di esporre le tre opere in aprile, per la Settimana della cultura. «Con l’università avevamo pubblicato una brochure e stavamo lavorando per recuperare anche altre tavolette. Sapevamo che alcune erano finite in Lombardia, altre all’estero», spiega l’ex soprintendente. «Tutto si è interrotto il sei aprile di quell’anno».
UN GESTO EDUCATIVO
Nel 2019 i carabinieri hanno consegnato al museo una ulteriore tavoletta dello stesso tabernacolo che era stata sequestrata. Negli ultimi giorni altre quattro si sono aggiunte alla collezione, permettendo la ricostruzione della metà del tabernacolo: otto tavolette risultano ancora scomparse. «Tutti questi resti hanno grande importanza», conclude Imponente, «ma quella del Michigan è una storia bellissima e rara di restituzione. La direttrice Adams parlava di valore educativo del gesto: non poteva ammettere che nelle collezioni del museo ci fosse un’opera trafugata. Quel fitto scambio di corrispondenza ci fece riflettere molto».
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