Quindici Comuni fanno squadra per creare la “foresta modello”

20 Febbraio 2021

Le municipalità della Media Valle dell’Aterno partecipano con un progetto a un bando pubblico Obiettivo: la costituzione di forme associative o consortili di gestione delle aree silvo-pastorali 

L’AQUILA. Prende corpo l’idea di realizzare una “foresta modello” nella Media Valle dell’Aterno. Il progetto è promosso dai Comuni di Secinaro, Molina, Acciano, San Benedetto in Perillis, Tione degli Abruzzi, Caporciano, Fontecchio, Fagnano Alto, Prata d’Ansidonia, San Demetrio ne’ Vestini, Poggio Picenze, Sant’Eusanio Forconese, Villa Sant’Angelo, Ocre e Fossa.
I quindici Comuni stanno votando le necessarie delibere per partecipare a un bando pubblico denominato “Multifunzionalità della foresta e uso sostenibile delle risorse rinnovabili nelle aree rurali” che prevede la «costituzione di forme associative o consortili di gestione delle aree silvo-pastorali».
I Comuni firmeranno anche un atto con il quale «si impegnano a costituire l’associazione nel termine di 60 giorni dalla notifica di ammissibilità al beneficio». In ballo ci sono 200.000 euro, che non sono tantissimi ma potrebbero servire almeno a far decollare il progetto. All’origine dell’iniziativa c’è il fatto che la Regione Abruzzo ha formalmente aderito all’International Model Forest Network (Imfa) e, con il decreto di giunta del primo febbraio 2019, ha designato la media Valle dell’Aterno e i 15 Comuni che si sono candidati e li ha autorizzati a «promuovere la costituzione di una forma associativa idonea al fine di stabilire un Piano strategico di gestione pluriennale, contenente tutte le azioni che i diretti interessati si impegnano a realizzare sull’area forestale individuata, al fine di pervenire all’adesione ufficiale dell’area designata come parte della rete internazionale delle foreste modello».
IL PROGETTO. Nella descrizione del progetto si legge: «L’idea di promuovere un’associazione nella nostra valle, discende da una serie di constatazioni, di riflessioni e di necessità, rilevate nella fase di ascolto tra i cittadini che si è tenuta nel corso del 2019. È necessario che i comuni coinvolti superino i campanilismi e adottino una nuova visione di territorio, sia per la gestione del paesaggio sia per la promozione del turismo e dei prodotti agricoli. I vecchi piani di assestamento forestale sono in gran parte scaduti o mai completati e s’impone quindi una nuova pianificazione d’area vasta, sovracomunale, che semplifichi ad esempio la gestione del bosco, consenta di adottare misure antincendio e micro-produttive, favorisca la diffusione di criteri più sostenibili e attenti alla biodiversità e alla conservazione del mosaico rurale tipico del nostro paesaggio».
LE ATTIVITÀ. «Agricoltura, turismo e artigianato, nel loro insieme, si basano su micro-aziende che necessitano di una promozione comune e di un intenso lavoro in rete che favoriscano la vendita dei prodotti-servizi e il consolidamento di un’offerta integrata di territorio», è scritto nella scheda progetto, «analogamente, anche l’allevamento, già fortemente ridotto rispetto al passato, è in generale contrazione: è necessario favorirne il rilancio, sia per creare o mantenere l’occupazione, sia per tenere aperte le aree di pascolo, con la loro specifica biodiversità, ed impedire la banalizzazione del paesaggio con l’espansione indiscriminata della boscaglia».
LO SPOPOLAMENTO. «Il declino demografico del territorio, esacerbato dagli effetti negativi del terremoto del 2009, rischia di consegnare l’intera area, con i suoi borghi storici, all’abbandono», si sottolinea.
«È necessario quindi rilanciare un sistema di attività economiche agro-silvo-pastorali, turistiche, dei servizi e dell’artigianato per consentire la gestione attiva del paesaggio e la conservazione del mosaico rurale, così da mettere il territorio in grado di reagire ai cambiamenti climatici e alla sfida della globalizzazione. È necessario individuare, per l’intera area in questione, nuove e più efficaci misure di gestione della fauna e di indennizzo dei danni agli agricoltori così da consentire la sopravvivenza dell’agricoltura e da favorire il consolidarsi di rapporti positivi fra comunità locali e Parco del Sirente-Velino. È opportuno che il territorio considerato superi il localismo e si apra a collaborazioni e cooperazioni internazionali così da favorire l’afflusso di nuove idee, nuove opportunità e nuove risorse economiche derivate dalle agenzie internazionali o esportare e far conoscere nelle altre regioni italiane e all’estero le unicità e le buone pratiche attuate nel nostro territorio».
LA NOVITÀ. Si tratta dunque di una iniziativa che rompe col passato. «Nessuno», si legge sul sito di Foresta modello Media Valle dell’Aterno, «può ottenere qualcosa da solo. Nessuno, se isolato, ha la forza sufficiente per fare la differenza tra rilancio e abbandono definitivo: solo un lavoro difficile ma condiviso può restituire una prospettiva di futuro a questo magnifico territorio e alla sua comunità».
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