Raccolta rifiuti a rischio in quindici Comuni

10 Dicembre 2016

Affidamento del servizio al Cogesa, la Corte di giustizia europea solleva dubbi L’avvocato Della Rocca: «E’ possibile che la gara debba essere rifatta»

SULMONA. Rischiano di non poter più portare i rifiuti nell’impianto di Noce Mattei a Sulmona gestito dal Cogesa. Si tratta di una quindicina di Comuni dell’Alto Sangro e dell’alta Val Pescara che non sono soci Cogesa. Il rischio è rappresentato dalla sentenza della Corte europea che si è pronunciata sul contenzioso avviato dalla Undis, società di servizi, nei confronti del Cogesa.

Contenzioso nato dopo la decisione della giunta del Comune di Sulmona, guidata dall’ex sindaco Giuseppe Ranalli, di affidare il servizio di gestione rifiuti utilizzando la forma dell’affidamento diretto, in house, a favore del Cogesa. Una strada intrapresa anche da altre amministrazioni. Ma la decisione della Corte europea rimette tutto in discussione, lasciando spazio a due alternative: «Gli enti pubblici possono procedere all’affidamento diretto quando esercitano un controllo analogo sulla società a cui affidano, oppure si può procedere all’affidamento in house quando oltre l’80% della quota di fatturato della società di gestione dev’essere ricompresa nei servizi svolti a favore del singolo ente».

Le amministrazioni che portano i rifiuti nell’impianto di smaltimento di Noce Mattei, unico autorizzato in provincia dell’Aquila, hanno due alternative: diventare soci del Cogesa o pagare di più in termini di conferimento. Nel merito del contenzioso è intervenuto anche l’avvocato Sergio Della Rocca, che nella vicenda ha tutelato gli interessi della Undis. «Il Consiglio di Stato», afferma Della Rocca, «ha rimesso gli atti alla Corte di giustizia europea rilevando l’assenza di una normativa nazionale sui requisiti per gli affidamenti diretti in house. La Corte ha rilevato la fondatezza delle censure sollevate dinanzi al Consiglio di Stato, ritenendo che l’attività della società in house vada svolta almeno per l’80% in favore di soci. Svolgendo attività nei confronti della Regione si violano le regole di mercato. Trattasi di una questione che va oltre il fatto locale. Il Consiglio di Stato dovrà recepire i contenuti della sentenza e adeguarsi. Verosimilmente verrà annullato l’affidamento diretto al Cogesa e dovrà essere rifatta la gara».

In particolare, la Undis aveva dato il via al ricorso segnalando che i bilanci di esercizio della Cogesa per gli anni dal 2011 al 2013, finiti poi nella convenzione stipulata con il Comune nel 2014, hanno evidenziato che l’attività del Cogesa era al 50%. Quota che non avrebbe tenuto conto dell’attività dei Comuni non soci.

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