Ragazza nigeriana rifugiata Il processo d’Appello è da rifare

La Corte di Cassazione ha cancellato la sentenza di secondo grado che aveva respinto la richiesta della giovane costretta a fuggire dall’Africa e dalla violenza. Chiedeva lo status per restare in città
L'AQUILA. La Corte di Cassazione ha cancellato una sentenza della Corte d'Appello dell'Aquila (rinviando il fascicolo sempre alla Corte di Appello, che dovrà essere però di diversa composizione) che negava “lo status di rifugiato, in subordine la protezione sussidiaria e in ulteriore subordine il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari” a una ragazza nigeriana che vive all’Aquila.
La giovane ai giudici ha raccontato la sua terribile esperienza nel Paese di origine. La donna era fuggita dalla Nigeria «perché la sua famiglia si era dovuta allontanare dal villaggio natìo a seguito del fatto che il padre aveva preso le difese di una donna accusata di adulterio; a seguito della morte del padre, la richiedente si era trasferita insieme alla madre presso uno zio, che le aveva proposto di prostituirsi; abbandonata anche la casa dello zio, aveva lavorato come babysitter subendo le profferte sessuali del datore di lavoro, che aveva rifiutato; si era quindi licenziata e aveva vissuto di elemosina, subendo uno stupro di gruppo, rimanendo incinta e perdendo il feto a causa delle sue penose condizioni di vita; quindi aveva deciso di fuggire in Libia, aveva subito violenze sessuali durante il viaggio e alla fine, non volendo cedere all'ennesima richiesta di prostituirsi in Libia, aveva deciso di imbarcarsi per l'Italia»
«La Corte di Appello», scrive la Cassazione, «pur riconoscendo la condizione interna della Nigeria e dell'Edo State in particolare» aveva escluso «la sussistenza di una condizione di violenza generalizzata e di pericolo collegata alla presenza, nella zona dell'Edo State, dei ribelli di Boko Haram. Non ha però considerato in alcun modo né la storia particolare della richiedente la protezione, né la sua condizione femminile. In proposito, la ragazza aveva raccontato di aver subito diversi tentativi di avvio alla prostituzione e di esser stata sottoposta in varie occasioni a violenza sessuale ed aveva impugnato la decisione di primo grado, nella parte relativa al rigetto della protezione sussidiaria, deducendo, in particolare con il secondo motivo di appello, il difetto della motivazione a cagione della mancata considerazione delle effettive condizioni interne dell'Edo State, zona di origine della richiedente la tutela. Di conseguenza, la Corte abruzzese avrebbe dovuto apprezzare la condizione interna della predetta area del Paese di origine, con specifico riferimento al pericolo, per le donne, di subire violenza a sfondo sessuale e di essere avviate alla tratta per scopo di prostituzione». Per questo (e per altri motivi di legittimità) la Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado e ha rinviato «la causa alla Corte di Appello dell'Aquila, in diversa composizione» per una nuova decisione, che a questo punto non potrà che essere favorevole alla ragazza.
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