Raid razzista, libertà negata ai due

Di Lorenzo e Spagnoletti restano in carcere. Il giudice: gravi indizi
SULMONA. Restano in carcere i due indagati per tentato omicidio, accusati di aver ferito un giovane profugo del Gambia, nell’irruzione a sfondo razzista compiuta la sera del 12 giugno scorso, nei locali del centro di accoglienza in corso Ovidio. Lo ha deciso il giudice Daniele Sodani, che l’altro giorno aveva interrogato in carcere il sulmonese Serafino Di Lorenzo e il toscano Nicola Spagnoletti, assistiti rispettivamente dagli avvocati Alberto Paolini e Simona Fusco. Nel motivare la sua decisione di rigettare la richiesta di scarcerazione avanzata dall’avvocato Paolini, il giudice Sodani afferma che «il quadro di gravità indiziaria e le esigenze cautelari nei confronti degli indagati non sono venute meno a seguito dell’interrogatorio di garanzia, dovendosi evidenziare che la ricostruzione alternativa di Di Lorenzo non risulta allo stato adeguatamente suffragata da adeguati riscontri, oltre a non risultare del tutto sovrapponibile con la versione riferita dall’altro compagno sempre in sede di interrogatorio». Secondo il gip, «il pericolo di reiterazione del reato non è fronteggiabile con misure diverse dalla custodia in carcere». Nel frattempo l’avvocato Paolini annuncia battaglia e già da oggi depositerà ricorso al tribunale del Riesame dell’Aquila contro la decisione del giudice, insieme alla richiesta di incidente probatorio affinché venga disposta una perizia medico-legale sul giovane gambiano rimasto ferito durante l’irruzione nel centro migranti. «Tale perizia»,afferma l’avvocato Paolini, «è volta ad accertare la causa, la natura, i mezzi e l’entità delle lesioni effettive patite dalla parte offesa, nonché l’offensività concreta della condotta punitiva dell’evento alla luce della gravità delle contestazioni mosse dal pubblico ministero». (c.l.)
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