Ranalletta: giostra finita, torniamo al voto

Il capogruppo celanese dell’opposizione invoca le dimissioni del sindaco: «Si difende l’indifendibile»
CELANO. «Il sindaco si dimetta, si deve andare a nuove elezioni. La giostra è finita». Il capogruppo dell’opposizione al Comune di Celano, Gesualdo Ranalletta, mette da parte il fioretto e impugna la sciabola. Con un affondo politico che arriva a quasi un mese dagli arresti che hanno scosso la città marsicana.
«Eravamo tutti imbecilli e incapaci e non capivamo niente né dentro il consiglio né fuori», esordisce Ranalletta, avversario del riconfermato Settimio Santilli alle elezioni comunali dello scorso autunno, «non ti potevi azzardare a fare rilievi perché eri appellato rompiscatole e rosicato dalla sconfitta elettorale e, appena dopo, l’onda della claque ti travolgeva di insulti. E, ancora, non serviva richiamare il consiglio al rispetto delle regole statutarie e regolamentarie: si infastidivano. Ora è finita la giostra. Passato il momento della magistratura, poi quello del rispetto umano, ora la parola passi alla politica che deve condannare fermamente quello che è accaduto a Celano. Rimaniamo perplessi all’idea che il sindaco ancora non si dimette. Cos’altro deve aspettare? Se è innocente lo potrà dimostrare meglio se si tira da parte; tra l’altro se ha altre velleità politiche avrà modo fra qualche tempo di riproporsi all’elettorato. Ma ora si dimetta e lasci che Celano continui il suo percorso naturale, non facile da riprendere dopo questa battuta tremenda. Si dimetta anche per rispetto dei tanti elettori che sicuramente non sapevano come veniva ripartita la torta in Comune e che speranzosi hanno affidato il voto alla sua lista. Molti altri aspettavano il turno delle promesse fatte. Lo dicano anche i giovani della sua stessa lista senza arroccarsi a difesa dell’indifendibile. Loro non c’entrano, prendano dunque le distanze non dalle persone, dai fatti. Non eravamo né maghi né astrologi quando abbiamo più volte sollevato problemi di trasparenza, di non rotazione degli incarichi, di mancanza di concorsi e soprattutto di una sostanziale sottomissione della città. Molti a cui abbiamo chiesto il voto ci dicevano sottovoce: vorrei ma non posso».
«In questa frase si racchiude l’oscurità in cui è caduta la città per lunghi anni», conclude Gesualdo Ranalletta, «aspettiamo fiduciosi le dimissioni del sindaco e l’indizione di nuove elezioni». (r.rs.)
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