Rapina in villa, c’è l’ombra di un basista

12 Febbraio 2023

I cinque banditi conoscevano bene la casa e le abitudini della famiglia D’Andrea. Il bottino ammonta a circa 20mila euro

PRATOLA PELIGNA. I banditi conoscevano alla perfezione tutti gli ambienti della casa. Si muovevano come se avessero vissuto lì da anni. E poi il cancello rotto e la chiave sotto allo zerbino. Cose di cui erano a conoscenza molte persone, non solo i componenti della famiglia, ma anche diversi operai dell’impresa edile di proprietà del 77enne, Edoardo D’Andrea, rapinato con la moglie e il figlio minorenne nella notte tra giovedì e venerdì da cinque malviventi incappucciati. Oltre un’ora di terrore con i tre minacciati e legati – il figlio è stato anche picchiato – fino a quando i malviventi sono riusciti a farsi aprire la cassaforte e a rubare tutto il denaro che era custodito nel forziere. Da una prima stima sembrerebbe che l’ammontare del bottino si aggiri attorno a 20mila euro. Dopo aver raccolto tutte le testimonianze e aver appreso i particolari, anche i più minuziosi, della vicenda, i carabinieri hanno avviato subito le indagini per venire a capo di una storia dai contorni ancora molto confusi. Le prime indicazioni porterebbero dritte alla presenza di un basista che avrebbe fornito ogni particolare utile ai banditi che sapevano benissimo come muoversi e soprattutto chi avrebbero trovato all’interno della villetta situata in una strada secondaria alla periferia di Pratola Peligna, tra il cimitero e il casello autostradale che da lì dista poco più di due chilometri. Ai carabinieri è stato riferito che i banditi parlavano italiano ma con un’inflessione linguistica che conoscevano molto bene e che assomiglia al modo di parlare di alcuni operai di origine albanese che lavorano alle loro dipendenze.
I carabinieri, quindi, non escludono che l’informatore della banda, possa essere una persona che ruota nell’ambito dell’impresa di cui D’Andrea è il titolare. Impresa nella quale potrebbe anche lavorare. Il tutto senza tralasciare, però, altre ipotesi investigative, tanto più che l’incursione dei malviventi e la dinamica con la quale è avvenuta ricorda molto la rapina a mano armata compiuta lo scorsa 24 gennaio a Montesilvano nei confronti del re della pasta, Saturnino De Cecco.
Una vicenda inquietante e di inaudita violenza che ha turbato tutti i residenti che considerano Pratola Peligna un posto tranquillo dove tutti possono ancora lasciare le chiavi nella serratura della porta, senza il timore che qualcuno entri per rubare o peggio per mettere a segno una rapina a mano armata. Nella giornata di ieri, i carabinieri hanno eseguito un altro sopralluogo nella villa raccogliendo ancora le testimonianze dell’imprenditore, della moglie e del figlio alla ricerca di particolari che a prima vista potrebbero apparire insignificanti, ma che potrebbero essere invece decisivi per acquisire indizi utili per poter arrivare a scoprire l’identità dei malviventi. E c’è stato anche un sopralluogo al casello autostradale di Pratola Peligna-Sulla dell’A/25. In auto, dalla villa dove è avvenuta la rapina, ci vogliono poco più di due minuti per arrivare all’ingresso dell’autostrada. Ragione che ha spinto i carabinieri ad acquisire i filmati delle telecamere che hanno registrato i passaggi in entrata e in uscita negli orari compresi tra le due e le 4 tra giovedì e venerdì. La villa non aveva un sistema di allarme né un sistema di videosorveglianza. E questo i banditi lo sapevano benissimo, probabilmente grazie alle informazioni ricevute dal complice che li ha aiutati a individuare un colpo da mettere a segno quasi in scioltezza.
Una volta entrati nella villa i banditi si sono presentati come poliziotti. Poi le violenze sulla famiglia D’Andrea, prima di mettere a soqquadro ogni angolo della casa. Le vittime della rapina hanno raccontato di esser stati obbligati a sdraiarsi sul pavimento e de essere stati quindi legati ai polsi con dei calzini. Il figlio 25enne ha tentato di abbozzare una reazione ma è stato bloccato e picchiato, tanto da restare ferito a un occhio. A quel punto l’imprenditore pratolano, per evitare il peggio si sarebbe convinto ad indicare la cassaforte e a dettare ai malviventi la combinazione. Cosa che si è rivelata un po’ complicata tanto che i rapinatori hanno dovuto provare più volte per riuscire alla fine ad aprirla. Cercavano solo oro e contanti. Da lì la fuga con il bottino. Circa 20mila euro, come detto. Nessun riscontro al momento sul tipo di auto utilizzata per la fuga né risultano segnalazioni di furti di vetture nella zona.
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