Rapina nella gioielleria, presa la banda

17 Marzo 2023

Arrestati in quattro: i ladri sono laziali, ma il basista è aquilano. Gli orologi rubati sono già finiti sul mercato nero

L’AQUILA. Provengono dagli ambienti della malavita laziale i presunti autori della rapina a mano armata alla storica gioielleria Ranieri di corso Vittorio Emanuele, nel centro storico dell’Aquila. Un colpo sicuro, visto che i ricettatori hanno potuto contare sulla complicità di un basista del posto. I due presunti esecutori materiali della rapina si trovano rinchiusi in carcere da ieri all’alba insieme al loro complice aquilano. È finito ai domiciliari, invece, quello che per gli inquirenti era il conducente del furgone bianco utilizzato per la fuga. Già noti alle forze dell’ordine per reati specifici, gli arrestati hanno tra i 40 e i 50 anni. Le indagini, portate avanti dalla Squadra mobile, si chiudono a meno di due mesi dal colpo di orologi Rolex, Omega e Tudor per centomila euro di bottino. Dopo gli arresti, hanno parlato in conferenza stampa il questore Enrico De Simone e il dirigente della Squadra mobile Danilo Di Laura.
LE INDAGINI
La svolta nelle indagini è arrivata dalla soffiata fornita da alcuni informatori, che hanno instradato gli inquirenti sulla pista giusta. Mettendo insieme le informazioni dei confidenti e alcuni frammenti di immagini rese dal sistema a circuito chiuso della gioielleria e dalle telecamere di videosorveglianza della zona, gli investigatori sono riusciti a individuare i presunti colpevoli. A incastrarli, poi, alcuni degli abiti indossati per commettere la rapina e altri particolari notati dagli inquirenti di cui è stato trovato riscontro nel corso delle successive perquisizioni. I banditi avevano i volti mascherati da barba, baffi finti, parrucche e occhialoni quadrati, di quelli che si mettono a Carnevale. Per cui non è stato facile identificarli. Sull’attività investigativa c’è il massimo riserbo, tuttavia, secondo indiscrezioni trapelate, i ricettatori avevano fatto dei sopralluoghi in zona alcuni giorni prima per individuare il negozio da colpire e le vie di fuga. Minuzioso da questo punto di vista è stato il lavoro degli investigatori, che hanno passato al setaccio ore e ore di immagini in cerca di indizi utili alle indagini. La modalità di azione ha poi subito suggerito che si trattava di banditi esperti. Da qui l’intuizione investigativa di setacciare le piazze di ricettazione anche delle regioni limitrofe. Fondamentale la collaborazione di colleghi in servizio nelle questure del vicino Lazio. Troppo tardi per recuperare la refurtiva, già piazzata sul mercato nero degli orologi di valore.
LA RAPINA
La rapina si è consumata poco dopo le 18 di venerdì 27 gennaio. Due banditi sono riusciti a entrare approfittando della porta aperta per far passare due ragazze conosciute dal personale dell’attività. Una volta dentro, pistole alla mano, hanno fatto sdraiare le due clienti e hanno intimato al commesso, Michele Babbo, di consegnare il badge che avrebbe permesso l’apertura delle vetrine. Fatto inginocchiare l’addetto, i rapinatori hanno arraffato quello che hanno trovato a disposizione. Hanno dovuto agire in fretta perché alcuni passanti hanno lanciato subito l’allarme. I rapinatori si sono dati alla fuga a piedi, verso piazza Nove Martiri, dove c’era un complice ad aspettarli a bordo di un furgone bianco. I passanti raccontano di una scena da Far West, con le auto della polizia arrivate di gran carriera, sgommando e bloccando i portici. «Dall’immediato sopralluogo del personale delle volanti, della polizia Scientifica e della Squadra mobile, è stato possibile rilevare la presenza di numerose telecamere, che hanno consentito di verificare i possibili percorsi di fuga dei rapinatori», fanno sapere gli investigatori, «da questi e da pochi altri elementi di partenza gli investigatori hanno ottenuto i primi spunti per identificare i presunti autori della rapina. Grazie alle successive analisi tecniche e alle perquisizioni autorizzate dalla procura dell’Aquila, il personale della Squadra mobile ha potuto ottenere riscontri oggettivi alle informazioni confidenziali e agli spunti forniti dalle Squadre mobili delle province limitrofe per identificare i presunti autori della rapina e ottenere elementi a loro carico, successivamente vagliati dall’autorità giudiziaria. Il gip del tribunale dell’Aquila, accogliendo le richieste del pm, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per tre indagati e gli arresti domiciliari per un quarto complice».
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