Rapinarono madre e figlia Incastrati da un’impronta

5 Dicembre 2020

Pescina, i tre banditi arrivati da un campo rom: scoperti dopo due anni di indagini Picchiarono le due donne per farsi consegnare soldi e oro: 70mila euro il bottino

PESCINA. Hanno un volto i responsabili della violenta rapina avvenuta due anni fa in una casa di via Trento a Pescina. A incastrare i banditi l’impronta digitale repertata dal Ris su un lembo di guanto strappato e un telefonino vecchio modello intestato ad un cingalese, entrambi dimenticati dai rapinatori. Il pubblico ministero Elisabetta Labanti, che ha coordinato l’inchiesta, ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari per rapina in concorso pluriaggravata e lesioni aggravate nei confronti di due uomini di 22 e 37 anni e della compagna 35enne di quest’ultimo, che all’epoca dei fatti alloggiavano nel campo rom di via del Foro Italico a Roma. Il bottino fu di 70mila euro. Vittime della notte di terrore Giovannina Iulianella, all’epoca 88enne, e sua figlia Fabrizia Tarola (59). Le due donne vennero svegliate, malmenate e poi costrette a consegnare quanto custodivano in un baule. Dopo due anni di indagini i banditi sono stati smascherati dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Avezzano, coordinati da Bruno Tarantini.
Erano le tre di notte del 5 dicembre 2018 quando mamma e figlia si ritrovarono con tre uomini in camera da letto. Mentre uno tappava la bocca all’anziana e l’altro puntava una torcia sul volto della figlia, il terzo complice apriva il baule dove erano custoditi 50mila euro in contanti e gioielli per un valore di 20mila euro. Altri due, non ancora identificati, facevano da palo fuori la porta. Prima di fare irruzione nella casa, i malviventi avevano staccato la corrente dall’esterno. L’attenzione degli inquirenti era stata subito catturata da due auto sospette riprese dalle telecamere di videosorveglianza sia in entrata che in uscita dal paese nelle ore in cui si era consumata la rapina. La stranezza è che in entrambi i momenti una seguiva l’altra. Inoltre dall’analisi del telefonino, uno Startac, i militari avevano scoperto che giorni prima uno dei contatti presenti nei tabulati era stato in zona, forse per un sopralluogo. È a quel punto che le indagini si sono orientate su una famiglia rom proveniente dalla Capitale. La svolta è arrivata quando nel corso di una perquisizione è stato ritrovato un guanto strappato a cui mancava il pollice compatibile con il lembo repertato nella casa svaligiata. Sull’altra parte del reperto sequestrato che i Ris erano riusciti ad isolare il dna di una delle vittime. Gli inquirenti hanno anche accertato che i malviventi avevano portato uno zainetto contenente fascette da elettricista e nastri adesivi per legare e imbavagliare le vittime nel caso fosse servito.
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