Rendite dei palazzi ex Ipab, i poveri possono attendere

11 Marzo 2021

L’enorme patrimonio è per ora quasi del tutto inutilizzato Tempi ancora lunghi per il via libera dei progetti post-sisma

L’AQUILA. L’enorme patrimonio ex Ipab (oggi Asp 1, azienda servizi alla persona) è attualmente quasi del tutto inutilizzato. Bisogna amaramente constatare che nel post-sisma 2009 si è cercato di accelerare al massimo le procedure per la ricostruzione privata, con una corsia preferenziale per i palazzi del centro storico, ma tutto il resto, leggasi ricostruzione pubblica, è rimasto indietro e questo è sotto gli occhi di tutti.
LA RENDITA. In poche parole, l’urgenza è stata restituire ai proprietari privati quella rendita (fatta di affitti e quant’altro) andata perduta sotto le scosse del 6 aprile 2009. Nulla di male se si fosse pensato anche a un’altra rendita, quella appunto delle ex Ipab, rendita che non va a finire nelle tasche dei benestanti, ma che per statuto va finalizzata al sostegno ai bisognosi. Insomma si è dato precedenza ai più ricchi e si sono lasciati indietro i meno fortunati. Tutto già visto. I ritardi nella ricostruzione dei beni ex Ipab assomigliano molto a quanto è successo per molte chiese: si è partiti con procedure private (schede parametriche 1 e 2, via libera dall’ufficio speciale, controllo da parte del Comune dei titoli edilizi, appalto, cantiere, liquidazione degli stati di avanzamento) per poi cambiare in corsa e scoprire che la procedura doveva essere quella pubblica (incarico di progettazione, verifiche preventive, gara d’appalto, aggiudicazione, ricorsi a Tribunale amministrativo regionale e Consiglio di Stato e via dicendo). L’Ipab, che negli anni post-sisma si stava trasformando in Asp 1, per evitare che scadessero i termini per la presentazione dei progetti privati, nel 2013 incaricò l’ingegner Giacomo Di Marco di redigere quattro progetti inseriti in schede parametriche parte 1.
I PROGETTI. I progetti riguardavano l’edificio ex mensa dei poveri in via dei Giardini (Villa comunale) detto “Convento di San Paolo dei Barnabiti”; l’aggregato di via Marrelli fra piazza Palazzo e via Sallustio noto anche come “Conservatorio Santa Maria ad Civitatem”; il complesso edilizio a cui si accede da via del Guasto, via Gignano, via delle Stimmatine, via Svolte della Misericordia detto “Conservatorio per Orfane di Santa Maria della Misericordia”; l’edificio con accesso in piazza San Bernardo e via XX Settembre conosciuto come “Conservatorio di Sant’Agnese in San Bernardo”. Totale lavori quasi 40 milioni di euro.
PUBBLICO O PRIVATO. La scelta della procedura privata derivava almeno da un paio di considerazioni: la prima è che ad esempio il Palazzetto dei Nobili, che fa parte del patrimonio della Asp 1, è stato già ristrutturato con un iter più snello. Poi c’è Palazzo Fibbioni (oggi sede provvisoria del Comune) che è vero che non è entrato nella Asp 1, ma il bene era gestito da una Ipab, poi diventata Fondazione, e ha seguito la procedura privata. La seconda nasce da un parere della Corte dei Conti datato novembre 1995 nel quale si legge: “Va esclusa la giurisdizione della Corte dei Conti per i danni arrecati a una Ipab trasformata in ente di diritto privato in quanto, trattandosi nella specie di un patrimonio di provenienza privata manca l'interesse ad agire da parte del procuratore generale della Corte non potendo la sua azione giovare per il pregresso alla finanza pubblica ma solo al successore privato”. Quindi 25 anni fa la Corte dei Conti certificava che le Ipab erano un affare tra privati (portatori di interesse). Anche nella legge istitutiva delle Asp la questione pubblico-privata appare quantomeno poco chiara. Tra l’altro subito dopo la presentazione delle quattro schede parte prima si tenne una riunione in Regione proprio per mettere a punto la scheda parametrica parte II. L’idea insita nelle quattro progettazioni “private” era di destinare San Paolo dei Barnabiti alla mensa dei poveri e a stanze rifugio per bisognosi, Santa Maria ad Civitatem (via Marrelli) a galleria commerciale (un po’ come già lo era); Santa Maria della Misericordia a studentato; San Bernardo a casa di riposo. Chi dice che sarebbe stato un modo per “abolire” la povertà all’Aquila forse esagera, ma nemmeno tanto. Adesso i poveri dovranno attendere.
IL GOVERNO DELLA ASP. Passa del tempo e dall’Ufficio speciale dell’Aquila, d’intesa con la Regione, arriva un “Avviso di diniego” alle schede parametriche. Quindi la procedura da seguire è quella pubblica. Tradotto: tempi biblici. I progetti già predisposti vanno buttati nel cestino (con conseguente richiesta di danni da parte di chi li aveva già preparati). La Asp 1 – retta da tre commissari di cui uno con le funzioni di presidente – non avendo un ufficio appalti si è affidata alla Regione Abruzzo che a gennaio 2021 ha pubblicato il bando per la progettazione del palazzo di via Marrelli (Santa Maria ad Civitatem). La ricostruzione pubblica di un così ingente patrimonio apre scenari inattesi. Se prima la Asp 1 doveva solo gestire l’esistente, ora diventa primo attore nella ristrutturazione di storici edifici con quello che ne consegue. Quasi una sorta di cambio di pelle.
LA POLITICA IN CAMPO. Naturalmente la politica è pronta a fare la sua parte. Va fatta una premessa. Le Asp funzionano un po’ come le Fondazioni. In capo a tutto c’è una Assemblea dei portatori di interesse che nel caso della Asp 1 dell’Aquila (costituita con delibera di giunta regionale numero 249 del 7 aprile 2014) sono il Comune da una parte e dall’altra il rappresentante della Confraternita Santa Maria della Misericordia. La Regione Abruzzo, a gennaio 2021, ha nominato nell’Assemblea (in base a una precedente indicazione del consiglio comunale) per la coalizione di maggioranza del Comune dell’Aquila il sindaco Pierluigi Biondi (che ha sei voti ponderati), per la minoranza consiliare Giustino Masciocco (4 voti) e per il Conservatorio della Misericordia l’avvocato Domenico de Nardis, patrizio dell’Aquila e barone di Prata, come è scritto nella delibera regionale, che ha 2 voti. Questa assemblea ancora non si riunisce per nominare a sua volta due su tre figure “nell’organo di governo” della Asp1 che andranno a sostituire gli attuali commissari. La terza figura è il presidente della Asp 1 che è di competenza esclusiva della Regione. Un ritardo che appare inspiegabile alla luce del lavoro che l’azienda servizi alla persona sarà chiamata a fare nei prossimi mesi.
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