Resta grave il bimbo caduto nella grata

Il piccolo ricoverato nel reparto di rianimazione a Pescara, grande solidarietà intorno alla famiglia romena
SULMONA. «Sono preoccupato». Poche parole che descrivono lo stato d’animo del papà del bimbo di quattro anni caduto nella grata del parcheggio coperto di Santa Chiara, martedì scorso, mentre stava giocando. Ora IL piccolo è ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale civile di Pescara, dove è giunto con l’elisoccorso subito dopo l'incidente di tre giorni fa.
Ed è davanti all’ingresso del reparto, che ieri mattina, intorno alle 13 il giovane papà, insieme con la moglie, è appoggiato con le spalle al muro, in attesa che si apra la porta per poter entrare.
«La situazione è stabile», riferisce il genitore in jeans e t-shirt, sovrastato da mille pensieri per il figlio. «Per il resto», continua, «non so niente. Al momento del fatto non c’ero. Chieda a mia moglie». Ma anche la moglie, che gli è a fianco, comprensibilmente, scuote la testa. «Parli con l’avvocato», suggerisce poi la mamma.
Ma intanto la porta si apre e i genitori del piccolo, che hanno anche un’altra figlia, insieme con gli altri visitatori, entrano in reparto. L’avvocato di cui ha parlato la mamma è Maria Pia Lamberti, anche se formalmente non ha ancora preso in mano il caso.
«Conosco la coppia dall’estate scorsa», riferisce il legale. «E ci siamo conosciuti in maniera del tutto casuale e fortuita. Sulmona ha solo quasi 25mila abitanti e non è difficile incontrarsi e conoscersi. Ma per il momento», chiarisce l’avvocato, «non ho ricevuto alcun incarico, tanto che i genitori, dopo l’episodio del figlio, non li ho neppure visti di persona, ma li ho solo sentiti telefonicamente. Diciamo che al momento ho solo un incarico preso verbalmente».
Di più, Lamberti non sa, se non che la mamma è una casalinga e il papà un operaio. «Ma non so né se il papà lavori a Sulmona o fuori città, né da quanto tempo siano in Italia».
La famiglia del bimbo precipitato nel parcheggio di Santa Chiara, con una caduta di oltre sei metri, è infatti di origine romena.
«Per il momento, telefonicamente, sto solo seguendo la coppia», continua Lamberti, «da un punto di vista sanitario. Ovvero continuo a sentire la famiglia telefonicamente, per accertarmi delle condizioni del bambino. E so che il bimbo è tutt’ora in coma farmacologico. D’Altronde sarebbe prematuro», sottolinea ancora il l’avvocato, «occuparsi in questi frangenti di altre vicende, che non siano quelle legate alla salute del bambino. Prima di ogni cosa, viene infatti la salute del loro figlio».
Vito de Luca
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