Resti umani in centro: spunta un antico ossario

12 Gennaio 2020

Sorpresa in un cunicolo sotterraneo della chiesa di Santa Maria della Misericordia L’autore del ritrovamento del tutto casuale è un ingegnere residente nella zona

L’AQUILA. Centinaia di resti umani – crani e ossa – sono stati rinvenuti in un cunicolo sotterraneo situato sotto la chiesa di Santa Maria della Misericordia, nel centro storico dell’Aquila. L’autore del fortuito ritrovamento è Angelo Aloisio, un residente della zona. «Mentre stavo togliendo una matassa di sterpaglie», racconta, «ho notato una botola, coperta da tavole in evidente stato di marcescenza, situata proprio allo sbocco di un pluviale proveniente dal tetto della chiesa. Incuriosito, mi sono avvicinato. Appena ho poggiato il piede sulla botola, sono sprofondato in un locale interrato lungo circa 7 metri, largo 3 e alto poco più di un metro e mezzo. Una volta dentro, ho potuto constatare la presenza di centinaia di ossa umane visibili a occhio nudo nonché di pezzi di legno e altro materiale organico in putrefazione».
LA CHIESA. La chiesa di Santa Maria della Misericordia è stata parzialmente restaurata, dopo il terremoto, dal Segretariato regionale dei beni culturali. Il primo e secondo lotto dei lavori, finalizzati al consolidamento di tutta la parte esterna, sono costati 1 milione e 500mila euro e sono terminati due anni fa. Il terzo e ultimo lotto, che servirà a recuperare gli interni, tra i quali sono spuntati, dopo il sisma, degli affreschi tardo cinquecenteschi in perfetto stato di conservazione, è invece ancora in attesa del finanziamento. Prima del 2009, addossato al lato destro della chiesa, c’era anche un altro edificio – la classica superfetazione edilizia – che il terremoto ha fatto crollare e che il Segretariato ha deciso di non ricostruire. La botola che conduce al cunicolo sotterraneo con i resti umani si trova esattamente dove prima sorgeva questa struttura.
LE IPOTESI. Sulla scorta delle proprie competenze tecniche – è laureato in Ingegneria edile, architettura e attualmente dottore di ricerca al dipartimento Diceea dell’Università dell’Aquila – Aloisio ha provato ad abbozzare un primo esame del locale ipogeo e a formulare delle ipotesi circa la sua origine: «Da una prima analisi visiva delle murature emerge un dato interessante. La volta a botte, le pareti di timpano e la parete verso la strada sono manifestamente diverse dalla muratura lato chiesa. Quest’ultima, infatti, è la fondazione della chiesa stessa. Realizzata contro terra, non offre una superficie piana. È possibile, dunque, che la realizzazione di questo locale sia successiva alla costruzione della chiesa, che risale alla metà del Cinquecento. Ma c’è di più. Vicino alla botola ho notato anche la presenza di un architrave finemente modanato e di una muratura di riempimento, probabilmente coeva alle murature settecentesche di chiusura delle nicchie laterali della chiesa, che sbarra l’accesso a un altro locale sotterraneo, forse un’altra cripta».
GLI INTERROGATIVI. Dettagli che suscitano domande alle quali, per il momento, non è possibile rispondere, ma che sarà molto interessante indagare in futuro: «Che cosa c’è dietro la porta murata?», si chiede Aloisio. «Di chi sono questi resti? Come mai finora nessuno si era accorto della presenza del cunicolo? Sarebbe il caso che venissero condotte delle indagini storico-archeologiche e che si intervenisse per mettere in sicurezza questo luogo perché, dopo il crollo dell’edificio adiacente alla chiesa, l’acqua dei tetti si sversa all’interno del locale».
GLI ALTRI RITROVAMENTI. Non è la prima volta che, dopo il terremoto, i sotterranei delle chiese aquilane regalano ritrovamenti eccezionali. Nel 2011 scheletri e resti di centinaia di cadaveri mummificati vennero scovati sotto al pavimento della chiesa di San Giovanni Evangelista, a Casentino di Sant’Eusanio Forconese. Due anni fa invece, il 14 febbraio 2018, giorno di San Valentino, nella chiesa di Sant’Antonio fuori le mura, a Pile, vennero trovati gli scheletri di due corpi – un uomo e una donna – affiancati, con le braccia incrociate sull’addome e i volti rivolti uno verso l’altro.
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