Restituzione tasse, nominato il commissario

15 Dicembre 2017

Sarà Margherita Maria Calabrò, direttore dell'Agenzia regionale delle entrate. Lolli convoca un incontro

L'AQUILA. Sarà un Natale amaro per 120 aziende aquilane chiamate a restituire qualcosa come 75 milioni di euro. Ieri, il ministero dello Sviluppo economico ha siglato il mandato di nomina del commissario ad acta, incaricato di procedere al recupero delle tasse sospese dopo il sisma del 2009. Un'incombenza che spetterà al direttore dell'Agenzia regionale delle entrate, Margherita Maria Calabrò. Il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, che segue la vicenda dall'inizio, ha convocato una riunione d'urgenza per oggi, alle 14. Al tavolo di discussione saranno presenti gli enti maggiormente rappresentativi del mondo produttivo locale, oltre al Comune dell'Aquila e alla Camera di commercio dell'Aquila, che avrebbe dovuto produrre l'opposizione tecnica. Un salasso per le aziende private, ma anche per le municipalizzate, tanto da indurre il Comune ad approvare un ordine del giorno, sostenuto da tutti i partiti e le forze politiche, per l'apertura di un tavolo tecnico immediato volto alla sospensione immediata del recupero delle tasse. Iniziative che non sono servite a bloccare l'azione del Governo, sulla scorta del mandato dell'Unione Europea, che aveva aperto una procedura di infrazione contro l'Italia, in relazione alla mancata comunicazione, proprio da parte del Governo, della sospensione dei tributi dopo il terremoto. Secondo l'Unione Europea gli abbattimenti fiscali concessi alle imprese del Cratere aquilano dopo il sisma del 2009, superiori alla soglia de minimis di 200mila euro, non sono da considerare indennizzi, ma aiuti di Stato che, come tali, violerebbero la libera concorrenza di mercato. La nomina del commissario farà scattare le ingiunzioni di pagamento a carico di 120 aziende aquilane che, in alcuni casi, dovranno far fronte al pagamento di oltre 500mila euro. Un salasso insostenibile, secondo Lolli, che nell'ultima riunione con le associazioni di categoria aveva paventato il rischio «che gli importi richiesti potessero incidere pesantemente sui bilanci delle aziende, provocando il tracollo di molte imprese già in difficoltà». A nulla è valso anche il tentativo di far salire la soglia del de minimis da 200 a 500mila euro, che avrebbe consentito a numerose imprese di tirarsi fuori dalla restituzione obbligatoria delle tasse sospese.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.