Revoca fallimento, caos a Scanno
Le opposizioni chiedono le dimissioni del sindaco Mastrogiovanni
SCANNO. Rischia di creare un terremoto finanziario, oltre che politico e amministrativo, la sentenza emessa dal Tar che ha annullato la dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Scanno. I giudici hanno deciso che non c’è fallimento dell’ente, accogliendo il ricorso dei consiglieri di minoranza, dell’ex sindaco Pietro Spacone e di due cittadini, che ora invocano le dimissioni del sindaco Giovanni Mastrogiovanni e della maggioranza consiliare che il 6 dicembre scorso aveva deliberato lo stato di dissesto finanziario. «Si voleva mandare in dissesto il Comune», dice il capogruppo di opposizione Amedeo Fusco, «ma l’assessore al bilancio, Giuseppe Marone non era a conoscenza dell’ammontare delle tasse non riscosse. Il Comune di Scanno non era in dissesto e il Tar lo ha confermato. Se non ci fosse stato questo ricorso, pagato di tasca propria dai ricorrenti, gli scannesi per cinque anni, oltre ad avere le tasse al massimo, avrebbero dovuto pagare anche l’addizionale Irpef».
La sentenza dà ora la possibilità al consiglio comunale di lavorare a un piano di rientro, che in breve potrebbe consentire anche la riduzione delle tasse per gli scannesi e per le imprese locali, anche a seguito dell’emergenza sanitaria. «A chi ha la responsabilità di governo chiediamo che si dimetta», aggiunge Fusco, «se dovesse perseverare negli atteggiamenti pregressi, dal momento che l’azione di governo non può esaurirsi tra palline di Natale, uova di Pasqua, passerelle e processioni». Critico anche il segretario del circolo Pd, partito di riferimento di alcuni amministratori municipali: «ll Pd di Scanno non è stato mai d’accordo sulla scelta dell’amministrazione di dichiarare il dissesto finanziario», commenta Cesidio Giansante, «che politicamente è un fallimento». (m.lav.)
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