Riapre il call center chiuso Timori tra i 500 operatori

Sanificazione dei locali avvenuta, ma i dipendenti non hanno notizie del collega isolato a casa in via cautelativa per contatto “indiretto” con un paziente positivo
L’AQUILA. «Attenzione estrema per prevenire il contagio nei call center». Slc-Cgil e Uilcom-Uil rilanciano l’allarme sul settore, «che risulta essere quello più bistrattato, per non dire ignorato, dalle misure adottate dal governo italiano per fronteggiare l’emergenza del Coronavirus». Intanto, tornano oggi al lavoro i 500 operatori del contact center Comdata, chiuso sabato dall’azienda dopo la segnalazione di un caso sospetto tra il personale. Non senza preoccupazione, per i lavoratori, che vorrebbero avere notizie più precise sulle condizioni di salute del collega, che non sarebbe stato sottoposto al tampone, ma posto in via precauzionale in isolamento domiciliare, su indicazione delle autorità sanitarie, essendo stato in contatto con una persona che a sua volta è stata in contatto con un positivo al Covid 19. «Sono intercorsi colloqui diretti con il personale sanitario», si legge nella nota dell’azienda inviata ai dipendenti, «che ci ha comunicato che non sussiste la necessità di adottare ulteriori misure di prevenzione per il personale operante nella sede. Nella giornata di sabato è stata comunque effettuata la prevista igienizzazione e sanificazione dell’intero sito. Pertanto, salvo diversa comunicazione che dovessimo ricevere dalle autorità competenti, da noi formalmente interpellate, a partire da lunedì 16 marzo 2020 le attività riprenderanno regolarmente per tutto il personale previsto in turno, nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti, nonché del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020».
Per i sindacati «i call center sono luoghi dove è impossibile evitare agglomerati di persone», dicono Slc-Cgil e Uilcom-Uil. «Riteniamo perciò importante che il governo e tutti gli organi di controllo, anche locali, prendano immediatamente una posizione chiara ed esclusiva su questo comparto e non lascino le aziende da sole». I due sindacati, che hanno già scritto agli organi competenti, ritengono che, «nonostante le oggettive difficoltà, le aziende debbano attivarsi e impegnarsi affinché il lavoro agile diventi possibile. I lavoratori», ricordano, «generalmente operano in postazioni non assegnate, condividendo le stesse con i colleghi così come gli strumenti di lavoro. Si lavora in ambienti in cui operano centinaia di persone nello stesso spazio. Prevenire il contagio dentro i call center a oggi è molto difficile, nonostante sia l’azione più importante che le aziende cercano di mettere in campo. Da protocollo servono i dispositivi, tra i quali guanti e mascherine che le aziende, loro malgrado, non riescono a reperire facilmente sul mercato. Tuttavia noi riteniamo», concludono Slc-Cgil e Uilcom-Uil, «che un vero dispositivo sia il lavoro agile (anche se temporaneo), anche se in alcuni call center non è una procedura semplice da realizzare per ragioni tecniche».

