Ricetta tipica, decine le proposte arrivate

Marsicaland, c’è tempo fino a domenica per presentare il piatto che rappresenterà il territorio
AVEZZANO. C’è tempo fino a domenica (giorno di Pasqua) per presentare la ricetta tipica marsicana. Marsicaland, il festival dell’agroalimentare – ideato dalle associazioni di categoria con il supporto del Comune di Avezzano, della Regione, in particolare l’assessorato all’Agricoltura attraverso il braccio operativo dell’Arap, della Provincia dell’Aquila, del Gal Marsica, del Patto territoriale, del Consorzio di tutela Igp patata del Fucino – sta raccogliendo decine di adesione di ristoratori e addetti ai lavori. Proprio a loro Ernesto di Renzo, coordinatore scientifico del festival, nonché docente di Antropologia all’Università di Roma “Tor Vergata” si è rivolto per chiedere di interpretare al meglio l’identità marsicana a tavola.
Le proposte che stanno arrivando sono tutte ricche non solo di prodotti del territorio, ma anche di un bagaglio di storia e tradizioni che proprio grazie alla cucina vengono tramandati di generazioni in generazioni. Il contest che darà la possibilità a tutti i ristoratori del territorio di dare prova della loro abilità nel raccontare la Marsica con un piatto speciale andrà avanti fino al 31 marzo. Subito dopo una giuria di esperti valuterà le varie proposte arrivate e decreterà quella che meglio racconta il territorio. Secondo il coordinatore scientifico di Marsicaland «cibo e identità sono due componenti indissolvibili nella plasmazione dei processi di radicamento territoriale, al punto tale che spesso pensare a una ricetta, a un dolce, a un vino, a un piatto tipico significa evocare direttamente i luoghi che a essi sono associati».
Proprio per questo motivo Di Renzo e il direttore artistico Giuliano Montaldi stanno lavorando alacremente affinché tutti gli chef e i ristoratori del territorio possano esprimersi attraverso una ricetta che sarà poi la carta d’identità culinaria della Marsica.
«Il binomio cibo e identità, se da una parte crea immagini utili da spendersi in termini di attrattività turistica», ha concluso il coordinatore scientifico, «dall’altra genera un senso diffuso del “noi” capace di far crescere orgoglio e senso di appartenenza. I tempi affinché ciò avvenga sono lunghi, certo, ma questo non deve esimerci dal tentare di fare ciò che la storia non ha fatto finora nella Marsica».
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