Ricorso inammissibile, Biondi resta in sella

27 Luglio 2018

Bocciato il tentativo del centrosinistra di ribaltare gli equilibri in consiglio comunale. L’opposizione va al Consiglio di Stato

L’AQUILA. «Il raggiungimento di 19.720 voti validi da parte delle liste collegate al candidato sindaco Americo Di Benedetto non risulta dimostrato dai ricorrenti e nemmeno emerge dalle risultanze della verificazione, di talché, non risulta dimostrata la prova di resistenza». La illegittimità denunciata dai ricorrenti, dunque, non avrebbe comunque influito sull’esito del ricorso “esplorativo”.
LA SENTENZA. Poche ed essenziali parole, pur a fronte di una motivazione della sentenza del Tar lunga 26 pagine, annientano le speranze delle opposizioni di centrosinistra di un ribaltone al Comune dell’Aquila: il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse e il sindaco Pierluigi Biondi resta con la sua solida maggioranza di centrodestra.
LA MOTIVAZIONE. «A sostegno delle loro tesi, i ricorrenti evidenziano», si legge nella motivazione del collegio formato da Antonio Amicuzzi, Paola Anna Gemma Di Cesare, Mario Gabriele Perpetuini, «che le liste collegate a Di Benedetto al primo turno hanno ottenuto un numero complessivo di voti validi pari a 19.479 e, considerato che il numero dei voti validi era di 39.039, non hanno ottenuto la maggioranza dei voti validi per uno scarto di 41 voti. I ricorrenti hanno lamentato l’illegittimità delle operazioni per la mancata attribuzione di 54 voti che avrebbe impedito l’attribuzione di maggioranza a Biondi». «Nel caso in esame», dicono ancora i giudici amministrativi, «la prova di resistenza consiste nel verificare se le censure di incongruità dei dati relativi ai voti di lista in favore delle liste collegate al candidato Di Benedetto, ove ammissibili e fondate, siano potenzialmente idonee a consentire il raggiungimento, da parte di tali liste, della maggioranza assoluta dei voti validi, dato calcolabile sulla base del numero totale dei voti validi al primo turno. Nella specie, dall’errore materiale consegue l’incremento di 401 unità (differenza tra i 411 voti conseguiti dai candidati alla carica di sindaco nella sezione 41 e il dato errato di 10 voti trascritti) del numero totale dei voti validi, che passerebbe da 30.093 a 39.440. Ciò comporta l’innalzamento della maggioranza assoluta che sarebbe raggiunta non più, come prospettato, con il superamento della soglia di 19.519 voti validi ma con il superamento della ben più alta quota di 19.720 voti validi».
PROVA DI RESISTENZA. «Nel giudizio elettorale», spiegano ancora i giudici, «il principio della prova di resistenza consiste nel verificare se l’illegittimità denunciata abbia o meno influito, in concreto, sui risultati elettorali di modo che l’eliminazione di tale illegittimità non determinerebbe alcuna modifica dei risultati medesimi. Non è consentito al giudice pronunciare l’annullamento degli atti di proclamazione degli eletti. In tale ipotesi il ricorso dev’essere dichiarato inammissibile per mancanza di interesse dal momento che anche un ipotetico accoglimento delle censure non sarebbe idoneo a influire sui risultati elettorali».
CONSIGLIO DI STATO. Il ricorso era stato presentato dagli avvocati Claudio Verini, Maurizio Capri, Alfonso Celotto. «Le sentenze si rispettano, ma noi ricorreremo al Consiglio di Stato» commenta l’avvocato Capri. Il centrodestra è stato assistito dagli avvocati Roberto Colagrande, Raffaele Daniele, Livio Proietti. Il Comune è stato patrocinato dai legali Antonio Orsini e Andrea Liberatore.
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