Ricostruita l’anca di una paziente con una protesi in 3D

19 Luglio 2020

L’AQUILA. Al San Salvatore è stato fatto un importante intervento di ricostruzione dell’anca con tecnologia avanzata su una giovane paziente affetta da infezione di protesi di anca. L’impianto è...

L’AQUILA. Al San Salvatore è stato fatto un importante intervento di ricostruzione dell’anca con tecnologia avanzata su una giovane paziente affetta da infezione di protesi di anca. L’impianto è stato effettuato dal professor Giandomenico Logroscino, di Ortopedia universitaria, diretta dal collega Vittorio Calvisi. La paziente, già portatrice di protesi di anca per displasia congenita, ha lasciato l’ospedale in stato di completa guarigione. «Ella, proveniente da fuori regione», si legge in una nota Asl, «dal 2015 era stata sottoposta a diversi interventi per una infezione della protesi senza alcun risultato». «La patologia», prosegue, «era disabilitante, avendo comportato la perdita completa della funzionalità articolare. Le conseguenze, in termini di perdita di qualità di vita, sono facilmente immaginabili. Data la giovane età e la gravità della malattia è stata adottata una strategia in due fasi successive, un primo intervento di rimozione della protesi infetta effettuato in gennaio e, dopo alcune settimane di terapia antibiotica, la ricostruzione e il reimpianto della protesi d’anca effettuato nelle settimane scorse, con un ritardo rispetto alla tabella a causa del Covid. Il problema di base era la perdita di osso a livello della porzione articolare del bacino (acetabolo) dovuto sia alla malattia di partenza, la displasia congenita di anca, che all’intervento di pulizia e rimozione della protesi che aveva determinato ulteriore perdita di osso. In pratica, la cavità acetabolare del bacino, dove si articola la testa del femore, non esisteva più e risultava impossibile il reimpianto di una protesi di uso corrente. Si è quindi usata una tecnologia assai innovativa, che permette di ricostruire in 3D impianti protesici su misura, necessari in caso di gravi perdite ossee».
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