Ricostruzione, chiudono i primi cantieri

12 Marzo 2020

Cicchetti (Ance): «Disposti a misure drastiche, ma con gli ammortizzatori». Il sindaco: non posso ordinarlo, non è previsto

L’AQUILA. Chiudono i primi cantieri della ricostruzione. Con l'emergenza coronavirus in atto, le ditte edili sono pronte a fermare le gru, a patto che lo stop sia accompagnato da misure di sostegno e dalla Cassa integrazione straordinaria.
Ma il sindaco Pierluigi Biondi dice no al blocco della filiera e lascia che la decisione avvenga su base volontaria: «Al momento non sussistono le condizioni affinché venga emanata un’ordinanza sindacale di chiusura».
Molte imprese hanno stretto ulteriormente le maglie, implementando l'utilizzo dei dispositivi di sicurezza, ma a preoccupare è il movimento delle centinaia di operai impegnati nella ricostruzione post-sisma, che nel fine settimana raggiungono le famiglie spostandosi dall'Aquila in tutta Italia. E il lunedì, tornano regolarmente al lavoro. Anche l'Ance si dice «pronta a rispondere a misure drastiche, per contenere il diffondersi del virus, come l'interruzione delle attività». Chiede, però, di ammortizzare il danno economico.
SI CHIUDE. La prima a chiudere tutti i cantieri, quelli della ricostruzione all'Aquila, e relativi ad altre opere in zone diverse dell'Italia, è stata la ditta Armido e Pierluigi Frezza. La decisione è stata presa ieri e non ha, almeno per il momento, limiti temporali. «Viene prima la responsabilità nei confronti delle maestranze, delle loro famiglie e della comunità, che tutto il resto, incassi compresi», spiega Pierluigi Frezza, «una scelta dettata dalla volontà di evitare qualsiasi tipo di contagio». Gli operai saranno messi in ferie «almeno fino all'emanazione del decreto sulla cassa in deroga, che ci auguriamo avvenga in tempi rapidi». Anche la ditta Barattelli ha ridotto in parte l'attività: negli uffici, chiusi al pubblico, si lavora a rotazione per limitare i contatti. Al momento, sussistono anche problemi di approvvigionamento delle merci. «Stiamo adottando le precauzioni previste nel decreto», spiega Ettore Barattelli, «uso di guanti, mascherine, caschetti e occhiali e il mantenimento delle distanze minime».
OPERAI IN TRANSITO. «Non possiamo limitare gli spostamenti degli operai, che nel weekend tornano a casa», evidenzia Barattelli, «la stragrande maggioranza delle maestranze viene dal Centro Sud. Siamo in attesa di disposizioni per capire come comportarci. Siamo favorevoli alla chiusura programmata, ma con tutte le tutele del caso sia per le imprese, che perderanno liquidità, che per i lavoratori, con la sospensione dei versamenti e la cassa integrazione straordinaria». Favorevole alla chiusura, almeno fino al 3 aprile, anche Filiberto Cicchetti, titolare della Adan del gruppo Cicchetti e Cucchiella. «La situazione è molto complessa, per la gestione dei cantieri e per l'arrivo dei prodotti. Da ieri, abbiamo chiuso gli uffici. I cantieri, per adesso, sono attivi con le massime misure di sicurezza, ma è auspicabile una chiusura generalizzata».
CANTIERI RALLENTATI. «Anche i cantieri si sono conformati alle prescrizioni», sottolinea il presidente dell'Ance, Adolfo Cicchetti, «distanziamento sociale, speciali norme igieniche, limitazione degli spostamenti. Registriamo, tuttavia, situazioni di rallentamenti nei cantieri e ovvie difficoltà che vengono affrontate con piena coscienza da parte di tutti gli operatori. Risponderemo con responsabilità anche alla necessità di misure più drastiche, compresa l’interruzione delle attività, che non ci vede assolutamente contrari, posto che si tengano in considerazione anche le conseguenze. Le piccole imprese, ma non solo, non saranno in grado di ammortizzare il danno economico di un fermo totale dei cantieri della ricostruzione, senza adeguate misure di sostituzione del mancato reddito, oltre alla copertura degli adempimenti fiscali e contributivi». Ipotesi, che al momento, il sindaco non vede praticabile: «In base alle disposizioni non è possibile attuare limitazioni che superino quelle già in vigore», dice in una nota trasmessa ad Ance, Aniem e Confindustria, «il blocco delle opere in corso, pertanto, potrà essere determinato esclusivamente dalle imprese, in completa autonomia».
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