Ricostruzione, il virus “frena” le pratiche

Uffici comunali “svuotati” per il lavoro da casa: disagi per seguire i progetti Il dirigente Evangelisti: «Rispondiamo a tutti, la mia porta è sempre aperta»
L’AQUILA. L’emergenza sanitaria – e di conseguenza il lavoro da casa – ha “svuotato” gli uffici comunali che si occupano di ricostruzione e questo sta provocando disagi per chi deve rapportarsi col personale che istruisce le pratiche. Si tratta, in particolare, di tecnici e presidenti di aggregato i quali per risolvere problemi, fornire integrazioni, ottenere il pagamento degli stati di avanzamento, spesso non hanno un interlocutore in carne e ossa e questo allunga i tempi a dismisura. Alle “proteste” di molti utenti replica il dirigente comunale della ricostruzione privata, l’architetto Roberto Evangelisti, il quale, numeri alla mano, afferma che la produttività (e quindi le risposte) non solo non è venuta meno, ma anzi è addirittura superiore a quella pre-Covid. Due posizioni apparentemente inconciliabili. Per cercare di capire ciò che sta accadendo bisogna “raccontare” come funziona la filiera della ricostruzione e i “cambiamenti” causati dalle norme antivirus.
UFFICIO SPECIALE. L’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila, diretto dall’ingegnere Salvo Provenzano, si occupa delle schede parametriche (la 1 e la 2) , quindi verifica la progettazione definitiva (e i costi) e dopo il via libera della commissione pareri (se è previsto ) autorizza il contributo. Questa è la parte più nota della procedura. L’emergenza sanitaria, sull’ufficio speciale, non ha avuto particolari ripercussioni negative. La digitalizzazione delle pratiche, in certi casi, ha persino accorciato i tempi.
ASPETTO URBANISTICO. Il via libera dell’Ufficio speciale non è il via libera al cantiere, tanto è vero che periodicamente vengono pubblicati elenchi di progetti finanziati, ma ai quali manca il cosiddetto titolo edilizio (vedi anche articolo a fianco). Di questo si occupa uno specifico settore del Comune dell’Aquila che fa capo all’assessore all’Urbanistica (in teoria è Daniele Ferella, che però da alcune settimane non ha più la delega perché gli è stata ritirata dal sindaco Pierluigi Biondi per polemiche interne alla maggioranza). Il dirigente è l’avvocato Domenico de Nardis, al quale fanno capo una serie di istruttori. Gli istruttori, in sostanza, hanno il compito di verificare se ciò che si va a ricostruire è legittimo dal punto di vista urbanistico oppure nel progetto sono state infilate parti di fabbricato frutto di abusi più o meno recenti. Solo eventuali abusi fatti prima del 1942 (difficili tra l’altro da identificare) vengono sanati automaticamente. Per il resto sono “dolori”. L’ufficio che si occupa dei titoli edilizi, prima del Covid aveva uno sportello aperto cinque giorni a settimana con un addetto in presenza e in più, su appuntamento (due volte a settimana) si poteva chiedere di incontrare l’istruttore per chiarire, integrare e trovare soluzioni. Oggi questo praticamente è venuto in parte a mancare. Lo sportello non è aperto come prima, tutta la procedura si dispiega attraverso comunicazioni e-mail e, se proprio è necessario parlare con una persona fisica, bisogna farlo per appuntamento con tempi che per forza di cose si dilatano. Da parte degli utenti – soprattutto quelli meno addentro alle questioni tecniche – c’è quindi una difficoltà obiettiva che spesso diventa impotenza e rassegnazione. «Basterebbe», suggerisce Massimiliano Pieri, avvocato e presidente di aggregati, «ristabilire lo sportello con tutte le precauzioni del caso oppure attivare una sorta di telefono amico in grado di dare delle risposte e fornire indicazioni su integrazioni e quant’altro». Sono tantissimi gli aggregati fermi in attesa del permesso a costruire. E l’emergenza sanitaria – coi provvedimenti di chiusura collegati – non ha aiutato.
UFFICIO LIQUIDAZIONI. Una volta che un aggregato ha ottenuto il permesso a costruire si parte con la cantierizzazione che, se i proprietari – magari dopo una lotta all’ultimo sangue – hanno già scelto la ditta, può essere avviata anche in mancanza di titolo edilizio. La cantierizzazione significa “piazzare” il cantiere (recintarlo, pulirlo, predisporre il terreno). La ricostruzione vera e propria, però, può iniziare solo quando tutte le carte sono a posto. E a questo punto parte (per tecnici e imprese) la via crucis dei Sal, gli stati di avanzamento intermedi e finali. Di questo aspetto (ma non solo) si occupa il settore ricostruzione con assessore Vittorio Fabrizi e dirigente l’architetto Roberto Evangelisti. Il pagamento dei Sal, dopo la montagna di scartoffie prodotte per arrivare ad avviare il cantiere, in teoria dovrebbe essere la cosa più semplice. Ma non è così perché spesso vengono presentati – su modelli appositi che possono cambiare in corsa a seconda delle novità normative nazionali – stati di avanzamento non completi e quindi non liquidabili. L’architetto Evangelisti ammette che con l’emergenza sanitaria, soprattutto nelle prime settimane, qualche problema è inevitabilmente venuto fuori. «Va tenuto conto che attualmente abbiamo solo il 30 per cento di personale presente fisicamente in ufficio, il resto lavora da casa», dice l’architetto, «ma questo non lo abbiamo deciso noi: sono le norme nazionali. Io devo continuamente relazionare e giustificare le presenze fisiche in ufficio». Quindi è chiaro che il “modello L’Aquila” non può funzionare più come prima cioè quando l’utente arrivava e poteva rivolgersi all’addetto che si stava occupando della sua pratica. «È però strumentale affermare che il lavoro si è bloccato», continua Evangelisti. «Dall’inizio dell’anno abbiamo liquidato 287 Sal, dei quali 85 presi in carico nel 2020 e gli altri come smaltimento dell’arretrato. Appena scattata l’emergenza sanitaria con una circolare ho autorizzato il pagamento dei Sal alle imprese per un importo minimo, per quelli intermedi, di 50.000 euro mentre prima era molto superiore. I tempi tra la consegna e la liquidazione sono brevi. Questo chiaramente se i Sal sono completi». E qui nasce un altro problema, forse il più importante. Ci sono infatti attualmente moltissimi Sal che non possono essere pagati perché non completi. Il fatto che negli uffici non ci siano interlocutori diretti, ma spesso ci si parla per e-mail, fa sì che le integrazioni prendano molto più tempo e molti tecnici (in particolare quelli che non hanno nei loro studi personale esperto in Sal) sono in difficoltà. «Vorrei però che si sapesse», dice l’architetto Evangelisti, «che la mia porta è sempre aperta. Basta prendere un appuntamento e sono disponibile a parlare con tutti. Siamo qui per risolvere i problemi, non certo per complicarli». Insomma la buona volontà e la consapevolezza che non bisogna perdere tempo c’è. Però a questo punto anche la politica (locale e nazionale) dovrebbe dare un segnale e cercare di favorire il più possibile l’accesso agli uffici trovando le soluzioni più adeguate che mettano il cittadino in grado di seguire nel miglior modo possibile la ricostruzione della propria casa.
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